Il carabiniere morto, Andrea Vizzi, non indossava il giubbotto antiproiettile durante l’esercitazione dove stava simulando la parte dell’aggressore.

Carabiniere morto, non aveva il giubbotto antiproiettile

Il carabiniere Andrea Vizzi che ieri è stato ucciso durante un’esercitazione alla caserma Montebello di Milano non indossava il giubbotto antiproiettile. E l’esercitazione avrebbe dovuto svolgersi ad armi scariche. Infatti in quel momento stava simulando la parte dell’aggressore in uno scenario dell’Api (aliquote di pronto intervento). Erano circa le 17.30 quand’è iniziata l’esercitazione che si sarebbe dovuta svolgere ad armi scariche. La pattuglia di quattro persone, secondo le prime ricostruzioni, era appena rientrata da un’attività operativa. In seguito si è dedicata al ciclo di esercitazioni che avrebbero dovuto tenersi nel grosso garage multipiano.

Le armi avrebbero dovuto essere scariche

Inoltre, come prevedere la procedura, le armi – in particolare gli M12 (mitragliatrici) utilizzati spesso dai militari durante le operazioni in strada – vengono controllate e scaricate. In questo modo possono essere usate tranquillamente durante le esercitazioni. Infatti proprio su questo punto sta indagando la procura, nell’indagine coordinata dalla pm Sara Arduini e dall’aggiunto Tiziana Siciliano e operata dal nucleo investigativo dei carabinieri di Milano.

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Un insieme di tragiche fatalità

Il fucile da cui è partito il colpo che ha ucciso Andrea Vizzi era proprio quello del brigadiere responsabile del gruppo. Il colpo ha raggiunto l’appuntato nell’emitorace destro. Inoltre il militare si trovava ad una distanza ravvicinata, solo pochi metri, dal fucile. Vizzi, si trovava proprio sulla traiettoria e il colpo non gli ha dato scampo. Il brigadiere è stato ricoverato subito sotto choc all’ospedale San Carlo. Questa mattina, però, è stato dimesso e proprio in queste ore sta verbalizzando il suo racconto dei fatti. Ora il militare rischia un’accusa per omicidio colposo. Inoltre partirà anche una procedura interna di tipo amministrativo.

La famiglia sta raggiungendo Milano

I genitori della vittima, di origine leccese, insieme a una sorella, stanno raggiungendo Milano.  Invece l’altra sorella, che abita a Torino, è già arrivata ieri in città. Prima di trasferirsi a Milano, il carabiniere ha lavorato per diversi anni nella caserma di Arese.