Fernando Biella attacca il sindaco Roberto Invernizzi e la maggioranza in Consiglio comunale. Serata infuocata a Bellusco: protagonista il consigliere leghista, accusato di aver colpito con una testata un ragazzo di tredici anni lo scorso 8 febbraio.

“Kabobo di Bellusco”

Nel corso del Consiglio comunale di ieri sera, martedì, il capogruppo della Lega Fernando Biella ha letto una lunga interpellanza, lanciando pesanti accuse al sindaco Invernizzi, alla maggioranza e agli organi di stampa. Nessuna scusa o cenno di pentimento, invece, in merito a quanto accaduto in via Adamello.

“Sindaco Invernizzi, le sue dichiarazioni alla stampa mi hanno negativamente sorpreso – ha dichiarato Biella – Da quanto tempo ci conosciamo? Da tanti anni, l’ho incontrato per la prima volta mentre l’impresa della sua famiglia costruiva casa mia, erano i primi anni ’80. Sono passati circa 39 anni, tempus fugit, tre volte 13. Penso che le sue dichiarazioni avrebbero dovuto tenere conto di questo importante intervallo temporale, in cui si conoscono le persone. Avrebbe dovuto tenere in considerazione una conoscenza così datata, ma evidentemente per lei questo non conta nulla. E quindi ha agito di conseguenza. Non le pareva vero di poter attaccare un avversario politico anche non conoscendo i fatti. Contribuire in prima persona a sbattere il mostro in prima pagina paga sempre, soprattutto quando questo è un avversario politico, Kabobo di Bellusco. Le sue dichiarazioni sono state però frammentarie. Per farsi un quadro completo bisogna sentire tutte le parti e questo lei non l’ha fatto. Lei così mi ha condannato a priori e questo è un comportamento inqualificabile e inaccettabile da parte di chiunque, in particolar modo da un sindaco. Ma forse chi appartiene a un partito diverso dal suo non ha diritto alle normali garanzie di democrazia. Mi inchino di fronte alla sua profonda mancanza di democrazia. E come sindaco dimostra di non conoscere l’ordine pubblico, ignora l’esistenza di un branco che rovina la quiete dei cittadini. Sono diversi i cittadini di Bellusco ad aver sofferto le angherie di questa baby gang”.

“Siete un partito di manettari”

Durante la lettura dell’interpellanza Biella si è reso protagonista di un acceso diverbio verbale con il presidente del Consiglio comunale Alessandro Parolini, che ha più volte ricordato al consigliere leghista la necessità di attenersi a quanto scritto nell’interpellanza presentata, senza divagare.

“Voi mi avete attaccato sui giornali e io ho diritto di difendermi – ha dichiarato Biella – Sono stato condannato per i fatti di una sola sera ma per capire bene bisogna tornare indietro nel tempo. Questa situazione si prolungava dal 31 dicembre, quando il lancio di petardi si è prolungato fino alle 3 del mattino. Perché mi avete attaccato sui giornali? Perchè? Mi avete condannato e dovete darmi la possibilità di spiegare la mia versione dei fatti. Avete l’arroganza di condannare le persone, siete un partito di manettari – ha continuato Biella, mimando il gesto delle manette – Io quella sera me ne stavo a casa mia, non ero in giro a comportarmi come una baby gang. A casa mia c’è una persona invalida, portatrice di handicap: sindaco Invernizzi, lei non si è minimamente preoccupato di chiedermi come sta questa persona. L’ha lasciata sola, non è stata tutelata: questo solo perché è la moglie di un uomo che politicamente la pensa in modo diverso dal suo. Voi parlate di violenza, ma chi l’ha subìta la violenza? Chi lancia i petardi o chi li riceve?”.

“Adesso il lancio di petardi è finito”

Prima di abbandonare l’aula, Biella si è lasciato andare a un ultimo, provocatorio, commento. Una sorta di pericolosa auto-assoluzione, come se un gesto di violenza possa essere la panacea per porre fine a una serie di presunti atti di delinquenza.

“Adesso non ci sono più petardi, non ci sono più catechisti in giro. Stiamo vivendo in maniera tranquilla. Mi scuso con il segretario comunale ma non me la sento di restare oltre. Sono troppo turbato e in profondo disaccordo con il vostro modo di operare e di pensare nei confronti miei e della mia famiglia. Un comportamento platealmente discriminatorio nei miei confronti. Un appunto anche al consigliere Dossi: sono io che non mi candido, non è lei che non mi candida come ha detto ai giornali”.

La risposta di Invernizzi

All’interpellanza di Biella ha fatto seguito la risposta del sindaco Roberto Invernizzi, che ha voluto commentare nonostante l’abbandono dell’aula da parte del consigliere leghista.

“Mi trovo in imbarazzo a dover dare risposta a un’interpellanza presentata da una persona che poi non l’ha voluta discutere parlando di altro e che non si è fermata nemmeno per ascoltare la risposta. Per quanto riguarda le mie dichiarazioni sui social credo che quello che c’è scritto si possa capire anche quello che è stato riportato dai giornali tutto sommato rispecchia quello che è il mio pensiero sugli accadimenti. I miei erano riferimenti molto ampi che condannavano l’uso della violenza in generale. Non accetto però è che qualcuno presenti interpellanza quasi in modo intimidatorio in merito a delle dichiarazioni di un cittadino, che in questo caso è anche il sindaco. Il diritto di avere delle proprie opinioni è garantito dalla costituzione. In merito alle responsabilità di quanto è accaduto queste non riguardano il consiglio comunale. Per quanto mi riguarda spero che da tutte le cose dette emerga solamente la necessità di non usare la violenza come strumento per dirimere i conflitti”.