I dipendenti Star di Agrate al fianco dei braccianti morti nei giorni scorsi nel foggiano. La R.S.U. ha indetto per domani, venerdì 10 agosto, uno sciopero per l’ultima ora di lavoro di ogni turno.

L’annuncio della Rappresentanza Sindacale Unitaria

In data mercoledì 8 agosto l’Rsu della Star ha annunciato la propria solidarietà ai sedici braccianti morti nei giorni scorsi nel foggiano. Questo l’annuncio apparso in azienda:

“I sedici lavoratori morti fra sabato e lunedì – si legge nel comunicato – Sono stati schiacciati non solo dalle lamiere di un incidente stradale, dopo aver raccolto pomodori per 12 ore al giorno e 2 euro l’ora sotto il solleone. Ma anche dallo sfruttamento di padroni e padrini, e dal mercato del lavoro criminale. Uccisi dal bisogno e dalla disperazione, da un lavoro lasciato senza controlli e senza riforme. Nel nostro Paese in nome del business i contadini sfruttati sono 430.000, di cui 130.000 in condizioni paraschiavistiche. Non solo migranti, ma anche autoctoni. Nel nostro Paese ogni 8 ore si muore sul lavoro e 2.000 sono gli infortuni giornalieri. E’ arrivato il momento di alzare la testa e dire basta. Quando i diritti vengono dopo i prezzi, le persone dopo i prodotti, gli interessi criminali prima del lavoro legale, crescono le mafie. Per queste ragioni la R.S.U. a sostegno dell’iniziativa nazionale Fai-Flai-Uila proclama un’ora di sciopero per tutti i lavoratori venerdì 10 agosto, all’ultima ora di ogni turno e giornata di lavoro”.

L’appoggio di Matteo Casiraghi

L’iniziativa ha trovato fin da subito l’appoggio di Matteo Casiraghi, esponente della Cgil da sempre molto attivo nella lotta al caporalato.

“Iniziative del genere sono fondamentali, soprattutto se intraprese all’interno di aziende del settore alimentare come Star – spiega Casiraghi – E’ importante esprimere vicinanza e solidarietà ai lavoratori che si trovano a vivere quotidianamente situazioni di estrema difficoltà. Lo scorso anno ho fatto visita ai braccianti delle campagne leccesi e ho capito quanto sia necessario proseguire nella lotta al caporalato. Qui non c’entra il colore della pelle, ma le condizioni di vita di tanti lavoratori”.