Lesmo e Camparada piangono il 70enne Roberto Beretta. Il volontario, volto molto conosciuto nelle comunità parrocchiali e civili dei due comuni, si è spento stamattina, sabato, nella sua abitazione di via Cappelletta a Camparada dopo aver combattuto, per molti anni, contro un male che se l’è portato via per sempre.

In molti si ricordano Beretta come un vero pilastro del mondo dell’associazionismo e del volontariato dei due Comuni. Sempre pronto ad aiutare chi era in difficoltà, il 70enne lascia la moglie Sandra e le due figlie.

Sindaco di Camparada negli anni ’90

Roberto Beretta ha ricoperto anche l’incarico di primo cittadino di Camprada durante gli anni ’90.

Ma molteplici sono stati gli incarichi che ha assunto all’interno della comunità civile camparadese e lesmese.

Basta pensare che Beretta è stato uno dei fautori della Sagra del Masciocco e presidente dell’associazione “Amici del Masciocco”, oggi portata avanti da Davide Ravasi.

Importante la sua presenza nel tessuto sociale lesmese

Forte il suo impegno anche all’interno della comunità pastorale Santa Maria come punto di riferimento della Caritas e dell’associazione Bakita.

Ma in molti si ricordano del 70enne per via del suo impegno fattivo all’interno dell’associazione “Vita Nuova” in qualità di presidente fino allo scorso anno, quando ha passato le redini a Elio Beretta.

Roberto Beretta ha ricoperto anche l’incarico di vicepresidente della  Banca di Credito Cooperativo di Lesmo e membro del Consiglio di amministrazione.

Beretta e la Sagra del Masciocco

Riportiamo di seguito uno stralcio dell’intervista pubblicata sul Giornale di Vimercate nel 2008 nella quale Beretta spiegava i motivi che lo spinsero a dare vita alla sagra ferragostana più famosa della Brianza, e non solo.

Era nato tutto, trent’anni fa, dall’esigenza di ristrutturare la chiesa di San Rocco, presso cascina Masciocco. Poche settimane fa quella stessa chiesa, rimessa a nuovo con la buona volontà e il lavoro di tanti parrocchiani, ha chiuso i battenti dopo l’ultima Messa, perchè nell’Unità pastorale ci sono solo tre sacerdoti per sette chiese. Ma gli «Amici del Masciocco» non si arrendono e almeno la cascina, di certo, continuerà ad essere teatro della più partecipata festa di Ferragosto di tutta la Brianza.
«La sagra iniziò proprio per la necessità di raccogliere fondi per la ristrutturazione – aveva raccontato Roberto Beretta, ex sindaco e presidente dell’associazione – Nel 1978 la chiesa aveva bisogno di essere sistemata. Così un gruppo di fedeli, spinti dall’attaccamento a quell’edificio, si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a lavorare. Per tirar su i soldi è nata la festa. In pochi anni abbiamo ripagato le spese, ma il successo è stato tale che l’evento si è ripetuto fino ad oggi per 29 edizioni». Negli anni gli «Amici del Masciocco» hanno dato il loro contributo, con il ricavato della sagra, non solo alla parrocchia, ma anche a tante associazioni, «e non abbiamo mai chiesto un aiuto», precisa Beretta.
Bastavano la passione e l’entusiasmo per garantire, anno dopo anno, la riuscita della manifestazione: «Sarà che a Ferragosto nessuno mangia in casa e in giro quel giorno c’è ben poco… Ma è anche merito del gruppo: da trent’anni io le mie ferie le passo lì e in tanti rientrano dalle vacanze per dare un mano. Ci siamo noi vecchietti che tiriamo il carro, ma anche tanti giovani che si prestano ad aiutare».
In tutto i volontari sono oggi una settantina, impegnati a servire almeno quattrocento coperti a sera per quasi una settimana.
«Oltre alla buona tavola, offriamo musica tutte le sere, ma anche mostre ed eventi per ricordare le nostre radici, le nostre tradizioni – sottolineava Beretta – E’ praticamente una delle ultima sagre sopravvissute senza contaminazioni. Per esempio non abbiamo mai voluto le classiche bancarelle per non snaturarla». Fedeltà alle propri origini, dunque, all’identità rurale della Brianza.

“Da sindaco io non ero molto favorevole – commenta in proposito Beretta – ma devo anche dire che Monza una Provincia l’avrebbe meritata. In fondo è la terza città della Lombardia, ma è rimasta schiacciata da Milano. Basta guardare le nostre strade: a parte qualche rotatoria, sono le stesse di quarant’anni fa…”.
 

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