“Per le cose che sono successe a scuola, è colpa dei genitori che crescono i figli all’osteria, come i somari”. La frase choc della maestra violenta pronunciata di fronte ai carabinieri ed emersa dagli atti delle indagini, aggiunge sconcerto e rabbia nei genitori dei bimbi della dell’infanzia Bagatti Valsecchi di Varedo, che ora si oppongono alla richiesta di patteggiamento a due anni con la condizionale richiesta dal suo legale. Dallo scorso 8 aprile la 47enne di Macherio  è agli arresti domiciliari e deve rispondere di maltrattamenti commessi in una classe di 25 alunni.

I genitori si oppongono alla richiesta di patteggiare due anni

La maestra aveva inveito anche contro i carabinieri al momento dell’arresto, che l’avevano incastrata grazie alle riprese effettuate di nascosto nel periodo tra il 15 febbraio di quest’anno e il 6 marzo, dopo la denuncia del dirigente scolastico. Ed ora  le famiglie non riescono a sopportare l’idea che la donna possa tornare in classe. Temono che gli stessi comportamenti possano ripetersi.  Si sono perciò rivolti agli avvocati Laura Scattino e Gianluca Crusco, che in una memoria difensiva depositata agli atti, evidenziano  come nella decisione di ammettere i due anni di patteggiamento non si tenga conto «della reale situazione psicologica e personale delle 25 piccole vittime, molte delle quali stanno seguendo percorsi di sostegno psicologico” e “nemmeno destinatarie di scuse e/o risarcimenti”. Per gli avvocati risulta “insufficiente” il “laconico ‘mi scuso con le mamme’ reso durante l’interrogatorio di garanzia”. Per loro non è neppure ammissibile “giustificare  le condotte della maestra per le vicissitudini della sua vita, legate alle condizioni della madre”.

Sarà il gup a decidere nell’udienza di luglio, intanto la maestra scrive al giudice

Toccherà comunque al gup nell’udienza fissata per il 17 luglio decidere se accogliere l’accordo per il patteggiamento raggiunto con la Procura. Da parte sua il Tribunale di Monza ha giudicato inammissibile per un vizio procedutale la richiesta di revoca degli arresti domiciliari. Intanto, in una lettera al giudice la maestra spiega le sue difficoltà “a casa per i problemi dell’anziana madre e a scuola” e afferma di non volersi giustificare, ma spiegare l’accaduto e “chiedere, ancora una volta, scusa ai genitori e ai bambini”.

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