Monzese a processo per colpa di un profilo fake.  La vicenda da incubo che ha visto coinvolto un incolpevole 25enne si è recentemente  conclusa in Tribunale.

Monzese a processo per colpa di un profilo fake

Alla fine è stato prosciolto da odiose accuse, totalmente infondate. Accuse che arrivavano da lontano, dalla provincia di Reggio Calabria. La Procura calabrese aveva iniziato a indagare rispetto a una vicenda davvero terribile. Ignoti avevano costruito un falso profilo su un noto social network e lui era rimasto inguaiato.

Nel mirino del profilo fake era finita una ragazzina di un piccolo paese in provincia di Reggio. Dal profondo Sud, però, la storia si è poi sviluppata fino in Brianza. A un certo punto, infatti, pare che chiunque si celasse dietro quel profilo avesse instaurato un rapporto con la ragazzina. Forse qualcuno che era nella cerchia delle sue conoscenze visto che d’un tratto la persona che si nascondeva dietro qual falso profilo la minacciò di diffondere sul web delle informazioni sulla sua moralità nel caso in cui si fosse rifiutata di inviare delle immagini intime che la riguardavano.

Pose hot e immagini imbarazzanti

Pochi vestiti, anzi quasi nulla e pose hot. Immagini imbarazzanti, soprattutto per una ragazzina neppure maggiorenne finita in balia di delinquenti telematici. Fatto sta che la situazione si è persino aggravata quando il profilo fake ha diffuso le immagini a luci rosse della ragazzina. In un paese piccolo una storia del genere ha poi avuto conseguenze devastanti per la sua immagine e reputazione.

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Le accuse false al monzese

Di quella storia era stato accusato il 25enne monzese. Tutta colpa di un errore investigativo, risolto nelle ultime settimane dal giudice di udienza preliminare di Reggio che ha espresso sentenza di non luogo a procedere. Nel frattempo però erano passati due anni: l’indagato si è ritrovato senza colpa a dover rispondere di un reato infamante. Un lungo incubo, anni di guai giudiziari, paura, rabbia, ma anche la necessità di mettere mano al portafoglio per pagare un legale che si  occupasse della vicenda. E il tutto per dimostrare la sua totale estraneità ai fatti. Solo dopo otto udienze in Tribunale tutto si è chiarito.

L’errore degli investigatori

Gli investigatori avevano confuso il profilo fake imputando la provenienza delle foto all’imputato, totalmente inconsapevole. Si era arrivati così alla fissazione dell’udienza preliminare nonostante fosse stato già individuato l’Id del profilo fake, diverso rispetto a quello dell’imputato. Nonostante tale evidenza il procedimento è andato avanti ma ora l’incubo è finito. Nel frattempo le indagini per individuare il vero responsabile del falso profilo  sono ripartite, ma si lotta contro il tempo per evitare il rischio di una prescrizione dei reati. Insomma, oltre al danno, pure la beffa.

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