Caos in stazione, all’ennesimo treno con i vagoni chiusi i pendolari hanno dato in escandescenze. Il sindaco di Lissone ha scritto di nuovo ai vertici di Trenord e al governatore lombardo Attilio Fontana.

Pendolari e sindaco: “Soluzioni al più presto”

Martedì scorso la situazione ha rischiato di degenerare, costringendo il capotreno di un convoglio diretto a Milano a aprire una delle carrozze chiuse.

Hanno minacciato di spaccare le porte della carrozza chiusa, pur di salire sul treno per recarsi sul posto di lavoro e di studio.

Questo il contenuto di una delle tantissime mail che, ormai quotidianamente, vengono recapitate al sindaco Concetta Monguzzi dai pendolari lissonesi.

Una situazione ormai insostenibile soprattutto per i circa 8mila pendolari che ogni giorno sono costretti a fare i conti con un servizio ai limiti della decenza. Carrozze affollate fino all’inverosimile e che sembrano carri bestiame, soppressioni improvvise, treni in perenne ritardo e, spesso, con alcuni vagoni «chiusi» nonostante le centinaia di persone in attesa sulla banchina.

Ennesima lettera del sindaco

Il primo cittadino, per l’ennesima volta negli ultimi mesi, ha preso carta e penna e ha scritto di suo pugno a Marco Giovanni Piuri, amministratore delegato di Trenord.

Torno a ribadire come sia urgente individuare una soluzione tangibile nel più breve tempo possibile, tutelando il diritto a recarsi a lavoro o di studio da parte degli ottomila utenti che ogni giorno usufruiscono della stazione di Lissone per raggiungere Milano – ha scritto il sindaco nella missiva, indirizzata anche al governatore Attilio Fontana e ai consiglieri regionali brianzoli Alessandro Corbetta, Marco Mariani, Marco Fumagalli, Andrea Monti, Federico Romani, Paola Romeo e Pietro Luigi Ponti – In particolare, i disagi principali riguardano il treno delle 7.57 e diretto a Porta Garibaldi.

Il primo cittadino ha allegato una lettera inviata proprio da un pendolare, esasperato dalla situazione.

Trenord deve garantire la fermata del treno diretto a Milano Centrale nel caso di soppressione di un treno, non solo in casi “straordinari – si legge nella lamentela, legittima, del pendolare – Se cancellano i treni delle 7.27 o delle 7.42 dovrebbe fermarsi Il Tilo, se invece cancellano il 7.57 deve fermarsi il treno diretto a Centrale. A Lissone siamo centinaia di persone, non possiamo essere in balia dell’incompetenza di Trenord. Abbiamo il diritto di salire sul treno.

Il rischio è quello di incappare in disordini pubblici, come quello verificatosi martedì scorso. Alcuni pendolari, hanno praticamente obbligato il capotreno a aprire alcune carrozze del treno, arrivato con alcuni vagoni chiusi.

Leggi anche:  Lavoro nero nella ristorazione: rete smantellata dalla Guardia di Finanza VIDEO

Un disagio che capita ormai troppo spesso, e che non tiene minimamente conto dell’utenza lissonese che deve fare i conti con treni che arrivano in stazione già saturi. I convogli, infatti, arrivano in città già colmi di persone, salite soprattutto a Seregno e Desio. Questo fa si che centinaia di lissonesi debbano restare a terra, aspettando (ammesso che arrivi) il treno successivo.

Stazione al limite

Come se non bastassero i disagi di cancellazioni e ritardi, i pendolari devono fare i conti con una struttura che è effettivamente insufficiente a garantire un servizio ottimale.

Nei giorni scorsi, complice la pioggia e le copiose nevicate mattutine, in centinaia hanno dovuto aspettare i treni al freddo e al gelo.

La sala d’attesa, ad esempio, è troppo piccola per il bacino d’utenza lissonese (che accoglie i pendolari che arrivano anche da Biassono, Vedano, Desio e Monza). Il piccolo locale destinato ai pendolari che aspettano il treno non può accogliere più di una trentina di persone.

Un altro problema è legato alle banchine lungo i binari. Entrambe, sia quella in direzione di Como e Chiasso che (soprattutto) quella in direzione di Monza e Milano sono parzialmente coperte. Il binario verso Monza, ad esempio, è coperto solo davanti all’ingresso della sala d’attesa. Uno spazio davvero troppo piccolo per accogliere le centinaia di persone costrette ad aspettare i convogli in balia delle intemperie.

Più di una volta è stato fatto notare che sarebbe opportuno “allungare” le pensiline a copertura dei marciapiedi anche verso il bar e verso il nuovo ingresso del parcheggio di scambio, sull’esempio delle stazioni di Albairate e Gaggiano.

Le pensiline della stazione di Gaggiano

© RIPRODUZIONE RISERVATA