Ora i profughi chiedono aiuto alla Lega: “Dateci una mano, neanche le bestie vivono così”. Questo l’appello disperato lanciato dai richiedenti asilo. Accade a Giussano, in via Pola, nella frazione di Birone, dove sono ospitati 54 profughi provenienti da Gabon, Zambia, Nigeria. Proprio quelle persone che a metà gennaio avevano denunciato le loro condizioni e si erano anche rivolti al prefetto: “Qui non ci fanno fare niente, siamo prigionieri”.

La telefonata…

Quando gli è suonato il cellulare, il capogruppo del Carroccio, Stefano Tagliabue, ha pensato a una scherzo. Dall’altra parte del telefono uno dei profughi ospitati a Birone. “Mi hanno chiesto di andare a vedere come vivono e di cercare di dargli una mano. Sulle prime, sono rimasto sorpreso, non so neanche come abbiano fatto ad avere il mio numero. Sinceramente ho pensato a uno scherzo. Dopo qualche ora, ho richiamato quel numero e quel ragazzo, mi ha raccontato di nuovo le loro traversie. E poco dopo ci siamo incontrati”, ha raccontato il rappresentante lumbard.

Il sopralluogo in via Pola: situazione critica

Le criticità

Un primissimo incontro che ha anticipato il sopralluogo di ieri sera, mercoledì. Tagliabue, insieme ad alcuni militanti del Carroccio ha visitato gli alloggi di proprietà di un privato gestiti dalla cooperativa “I Girasoli”.

Leggi anche:  Malore al lago, muore ex appuntato dei carabinieri

Muffa, fili elettrici penzolanti, perdite d’acqua, pareti in cartongesso e legno, buchi nel soffitto, reti del letto rotte e “sostituite” da pannelli di cartone, ciotole al posto dei piatti, spazzatura sul balcone, cibo congelato razionato. Fino a dieci persone a dormire in una sola stanza. Questo lo scenario che si sono trovati davanti i rappresentanti della Lega.

Video

“Qui ci scappa la tragedia”

“I profughi hanno ragione, così non vivono nemmeno le bestie”, ha commentato amareggiato Tagliabue. “Io non so se queste persone hanno diritto a rimanere in Italia, ma dal momento che le ospitiamo, devono essere trattate come essere umani. Naturalmente senza dimenticarci degli italiani che hanno bisogno. Ma una cosa è certa, questa non è accoglienza: in quello stabile ci sono più cose fuori norma. Se scatta un corto circuito, ci scappa la tragedia”, ha aggiunto il consigliere comunale della Lega che ha osservato ancora: “Non so perché quei ragazzi mi abbiano chiamato, ma è stato un contatto che mi ha segnato molto umanamente. Senza alcun secondo fine, cercheremo di aiutarli”.