Riesumati all’insaputa dei parenti

La prima a denunciare quanto accadutole era stata Tabata Bertoni che, recatasi al cimitero urbano di Monza per far visita al defunto padre, non aveva più trovato la sua tomba. La concessione era scaduta e la salma dell’uomo era stata riesumata e messa nella fossa comune. Senza che la famiglia ne sapesse nulla.

Un fatto che, come sta emergendo di giorno in giorno, non è affatto isolato. Sono diversi i monzesi che, loro malgrado, stanno vivendo la medesima situazione.

Sotto accusa è finita la modalità con la quale vengono comunicati tali interventi. Nessun avviso inviato a casa a comunicare l’imminente scadenza, nessuna telefonata. Solo un foglio apposto sulla tomba stessa e sulla bacheca del cimitero. Che non tutti vedono in tempo.

E il rischio è che episodi simili si verifichino di nuovo visto che con ottobre è in arrivo un’altra ondata di esumazioni, sia al cimitero urbano che al camposanto di San Fruttuoso.

“Mio padre è finito nella fossa comune. Peggio che in guerra”

A metà settembre Tabata Bertoni era andata al cimitero di via Foscolo per fare visita a suo padre Emilio che in vita fu architetto e antiquario molto noto. Solo che la sua tomba non c’era più.

«Lascio solo immaginare il mio sgomento – ha ammesso – Non ho realizzato subito cosa fosse accaduto, quindi sono andata a chiedere e mi hanno riferito come l’intero campo fosse stato riesumato a gennaio e come avvisi fossero stati apposti all’interno del campo tre mesi prima di tale intervento. In quel lasso temporale noi non eravamo andati al cimitero e dunque non potevamo essere a conoscenza di quanto stava per succedere».

Così, visto che nessun familiare si era presentato per “reclamare” il feretro, le povere ossa di Emilio Bertoni sono state poste nella fossa comune. «Ero sconcertata, come del resto lo sono tuttora». Nessun avviso infatti, era stato inviato a casa dei diretti interessati. Né una lettera di avviso, né una mail. «Personalmente non vado spesso al cimitero perché per me è un dolore immenso, ma cose del genere vanno comunicate con serietà, non con un cartello. Sia chiaro, l’errore, se così lo si può chiamare, è nostro. Non ci siamo ricordati del fatto che la concessione fosse in scadenza. E so benissimo che la legge non ammette dimenticanze. Ma la modalità con la quale hanno proceduto è barbara, priva di qualsiasi umanità».

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“Speravo di poter almeno trovare le sue spoglie”

A lamentare il mancato avviso della riesumazione di un parente è stata anche Silvia Felisatti di San Rocco. “Anch’io sono andata a trovare mio padre al campo 28 del cimitero di via Foscolo e non ho più trovato la sua tomba – spiega sconcertata – Era stato riesumato a mia insaputa. Nessuna lettera ci è arrivata a casa e neppure abbiamo trovato un foglio sulla tomba il 2 novembre. Ci è stato risposto che la notizia delle esumazioni in programma era sulla bacheca interna del cimitero, ma chi mai pensa di dover andare a guardarla?”

Suo papà, Edgardo Felisatti, una vita passata in via Fiume, era mancato nel 2004. «Errore nostro non esserci ricordati della scadenza della concessione, per carità – spiega la monzese che ancora risiede in via Fiume – Fa male quello che è successo. Se lo avessi saputo avrei presenziato. Speravo di poter trovare almeno le sue ossa, invece nulla. E’ stato messo nella fossa comune».