Shock in piazza San Paolo a Monza, intimidazione della mafia? Tre teste di ovini sgozzati e lasciati in un container. Quello che poteva sembrare a prima vista un grave fatto di cronaca, è invece un’installazione artistica legata alla Biennale. Fatto sta che lo sconcerto c’è stato, e tanto. E più di qualcuno, soprattutto bambini, numerosi in giro per il centro di Monza il sabato pomeriggio (anche per l’esposizione nelle vicinanze all’Arengario della mostra Lego) si sono spaventati non poco. E qualcuno è addirittura scoppiato a piangere.

Intimidazione di mafia, l’allarme

L’allarme è scattato nel primo pomeriggio quando in tanti passando per piazza San Paolo proprio di fronte all’ex caserma non hanno potuto fare a meno di notare la presenza di un container con all’interno un ammasso di pietre. Sopra di esse, sanguinanti e ricoperte di mosche, tre teste mozzate di ovini. Poco prima, in mattinata, era stata infatti inaugurata un’installazione della Biennale di Monza. Oggi e domani, infatti,  in piazza San Paolo è visibile l’opera “Quiescenza” di Raffaele Greco, 25enne artista siciliano di Giarre, in provincia di Catania che ha proposto una riflessione intorno al linguaggio intimidatorio della mafia. All’inaugurazione erano presenti anche il sindaco Dario Allevi e l’assessore alla Cultura, Massimiliano Longo.

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Il container e l’arte

Se voleva far discutere con la sua installazione e il riferimento alla mafia, l’artista è riuscito nel suo intento. Che l’opera sia piaciuta è già ben più controverso. Che si tratti poi di arte con la A è ancor più difficile da stabilire. Poche ore dopo l’inaugurazione, in tanti hanno infatti manifestato tutto il loro malcontento e disappunto sia direttamente sul posto in piazza San Paolo dove molti si sono avvicinati e poi allontanati per il ribrezzo (dalle teste degli ovini spuntavano lingua, denti e sangue le stesse teste erano ricoperte di mosche), sia sulle piazze virtuali dei social network dove in tantissimi hanno dapprima pensato al peggio e poi, appurato di cosa si trattasse effettivamente, stigmatizzato l’installazione artistica. Critiche che non sono mancate anche sul profilo Facebook della stessa Biennale.