(foto dalla Pagina Facebook di ANPI Arcore)

Si è spento lo storico partigiano arcorese Santo Capelli. 93 anni. Poco fa il post, commosso, su Facebook da parte dell’ANPI di Arcore. Capelli è spirato ieri pomeriggio.

Si è spento lo storico partigiano arcorese Santo Capelli

Si è spento ieri pomeriggio all’età di 93 anni lo storico partigiano arcorese Santo Capelli. A darne il triste annuncio questa mattina è l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, sezione  di Arcore, in un post su Facebook di poche righe in cui traspare il profondo dolore per la scomparsa di un “uomo che ha ha contribuito, rischiando la vita, a scrivere un pezzo importante della storia di libertà e democrazia” del nostro Paese.

Santo Capelli, 93 anni. cattolico fervente – si legge sulla pagina del sito dell’ANPI di Arcore a lui dedicata era “nato in Francia da genitori bergamaschi. Giovanissimo rientra in Italia, trova lavoro alla Falck di Sesto San Giovanni insieme al padre.  Quando diciottenne decide di salire sulle montagne lombarde per fare il partigiano sceglie come nome di battaglia il diminutivo Sandro” perchè gli evoca il suo eroe, Alessandro Magno.

Dalla pagina ufficiale dell’ANPI di Arcore un breve ma significativo estratto della sua vita, in particolare nel biennio 1944/1945: 

“La mia vita ‘contro’ comincia all’inizio del 1944. Due gli episodi che mi hanno spinto a scegliere la clandestinità: il primo, il pestaggio di giovani innocenti dopo un’irruzione dei fascisti al cinema Centrale di Monza e l’altro in largo Mazzini. Mi colpirono con il calcio del fucile solo perché cercavo di passare, ero in ritardo dovevo timbrare il cartellino”. Si avvicina ai compagni di lavoro, sostenitori attivi delle Sap, le squadre di azione patriottiche. La soffiata di un collega lo salva dall’arresto, ma Sandro non può più tornare a casa, Insieme al cugino Enrico Cefis sale in montagna. Dalla 55esima Brigata Rosselli di Bellano viene trasferito al rifugio Pio X, sede della II Divisione Carlo Marx, dove è sottoposto a un interrogatorio in grande stile. “Temevano fossi una spia”, ricorda Santo, poi assegnato alla II Divisione Lombarda, a Fugagnolo. “Era il marzo del ’44 sono arrivato mezzo scalzo, quasi congelato – ricorda – mi hanno consegnato un fucile 91 a canna lunga che risaliva alla Grande Guerra. Cominciò così il mio addestramento per il sabotaggio del nemico”.

Le azioni si moltiplicano, a Barzio Sandro viene ferito dallo scoppio di una bomba a mano. Il partigiano è ricoverato in casa di una famiglia amica della Sap di cui fa parte, nascosto in soffitta per paura dei rastrellamenti è accudito da una giovane, Maria. “Già, le donne e la Liberazione – sospira – senza le nostre staffette saremmo morti – ricorda Capelli – molte di loro sono cadute sotto la ferocia del nemico”. Le azioni proseguono fino al grande rastrellamento dell’ottobre ’44 i nazifascisti accerchiano la guerriglia, disperdendola. Sandro è costretto a rientrare in Brianza. Dal Resegone a Correzzana a piedi. Il suo impegno però non cessa: con Vitale Franchini, ufficiale postale, antifascista convinto, forma la Sap locale grazie all’aiuto di Sandro Rolandini, Enrico Cefis (che non l’ha mai lasciato), Luciano Noli e con l’appoggio del ragionier Faré, primo sindaco della Monza post-fascista. Il gruppo liberò Correzzana il 25 aprile 1945. Le medaglie si sprecano, ma dopo la lotta Santo è tornato alla vita di sempre. Operaio, con una famiglia felice e una dignità indescrivibile. Lo rifarebbe? “Sì, anche per evitare che solo ragazzo di oggi fosse costretto ad assumersi le responsabilità che ci portiamo dentro… adesso siamo liberi ma c’è stato un tempo in cui non era scontato”.

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