Una targa a futura memoria, per vincere l’indifferenza e l’insensibilità, vero male del nostro tempo.
E’ questa la proposta del collega giornalista monzese Roldano Radaelli, che intendiamo sposare anche noi come Giornale di Monza. Dopo che un uomo è morto nell’indifferenza generale sabato 27 aprile dopo aver avuto un malore in strada, a Monza, in largo Mazzini, si parla di sensibilizzazione. Quando finalmente, infatti, qualcuno si era fermato e aveva chiamato i soccorsi le  condizioni del 50enne erano già disperate. L’uomo, originario della Tunisia e residente a Monza, colpito da arresto cardiaco, è morto in ospedale dopo due giorni. La notizia ha sconvolto tanti in città, ma dal racconto del testimone emergono retroscena ancora più agghiaccianti dal momento che il monzese che ha chiamato aiuto ha raccontato di aver visto persone che si facevano selfie con il moribondo dietro e hanno pensato di rubargli scarpe e portafoglio. Nessuno, invece, ha chiamato l’112.

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La testimonianza

«Sono rimasto profondamente scosso dalla vicenda. Mi turba non riconoscere in questo episodio la nostra Monza che si è sempre distinta nel volontariato e nella promozione di una città cardioprotetta. Io e mia moglie non accettiamo l’idea di una parte di città che si sia voltata dall’altra parte. Vorremmo trovare un simbolo da lasciare in quel punto dedicandolo a una Monza che non deve chiudere gli occhi e deve intervenire – ha spiegato il fotoreporter Roldano Radaelli – Dopo il dolore e la rabbia per quanto accaduto si deve provare a rispondere con maggiore forza, moltiplicando gli sforzi per raggiungere anche i più giovani. Erano loro in giro a quell’ora e non capisco perché nessuno abbia preso in mano il cellulare per chiamare i soccorsi. Poteva capitare a chiunque. Quell’uomo eravamo tutti noi. Faccio appello alle associazioni e al sindaco perché venga messa in Largo Mazzini una targa».

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I politici

Una proposta che è subito piaciuta anche al consigliere comunale Paolo Piffer che ha promesso di portare l’idea all’attenzione del sindaco Dario Allevi in Consiglio comunale. «Quell’uomo non è morto di attacco cardiaco, ma di indifferenza che è ancora più grave. Sono favorevole all’installazione di una targa nella speranza che possa ricordare a ognuno di noi di essere umani», ha detto. Anche il sindaco, sul suo profilo Facebook, leggendo la notizia riportata su giornaledimonza.it, ha dimostrato di essere rimasto colpito per la vicenda. «No, non è questa la Monza che vogliamo! Non possiamo accettarlo! Cosa si deve fare per migliorare il nostro vivere insieme e per far crescere la nostra comunità?», si è chiesto. Questo fatto, la gang del centro formata da ragazzini violenti arrestata ad aprile, i vandali che hanno distrutto il murales di Spadea e ancora il giovane trapper monzesi e gli spacciatori che hanno minacciato l’inviato di Striscia in stazione. Cosa sta succedendo a Monza? «Sono amareggiato- ha aggiunto Allevi – Magari bastasse una targa per risolvere i problemi della società. Le misure per migliorare passano attraverso campagne di educazione civica, rivolte soprattutto alle nuove generazioni. Menefreghismo, vandalismi, maleducazione, ogni giorno ci troviamo di fronte a veri e propri bollettini di guerra. Bene ha fatto chi ha pensato all’iniziativa della targa ma le targhe preferisco pensarle per ricordare persone che hanno fatto la storia del nostro paese, purtroppo non penso che basti una targa in questo caso