Non è stato Mattia Del Zotto a contaminare con il tallio le erbe per infuso finite a casa dei nonni materni, i coniugi Alessio Palma e Maria Lina Pedon. Del Zotto, 27 anni, a inizio dicembre è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di avere ucciso i nonni paterni, Giovanni Battista Del Zotto e Gioia Maria Pittana, e la zia Patrizia, e di avere avvelenato altre cinque persone, tra cui i nonni materni, due zii e la badante.

Nella tisana è finito in un altro modo

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, coordinati dal Pm della Procura di Monza Michele Cinque, il tallio, conosciuto come “veleno dell’avvelenatore” o “polvere dell’eredità”, nella tisana sarebbe finito in un altro modo. A quanto risulta, stando a quel che lo stesso Mattia Del Zotto avrebbe dichiarato dopo l’arresto, il 27enne avrebbe contaminato alcune bottiglie di acqua con il micidiale veleno, ma non sarebbe stato lui a mettere il tallio nella tisana.

Nelle erbe sequestrate non c’era una dose potenzialmente mortale

Questo potrebbe significare che le erbe finite a casa dei nonni materni, che non avevano alcuna etichetta rispetto alla provenienza o indicazioni riguardo alla composizione, potrebbero provenire da magazzini dove potrebbero essere stati utilizzati dei topicidi contenenti tallio, il cui uso, però, non è consentito in Italia. Nelle erbe della tisana che non sono state sequestrate il metallo non era presente in quantità potenzialmente mortali.  Del Zotto, reo confesso, aveva giustificato in questo modo la sua azione omicida: “Volevo punire gli impuri”. 

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