Sceglievano online le auto da acquistare, sempre di lusso e di grossa cilindrata, ma poi scattava la truffa. Dieci gli arrestati nell’operazione Bypass, tra cui due 47enni rispettivamente di Cesano Maderno e Nova Milanese, e un 25enne di Saronno. I carabinieri del Nucleo investigativo di Genova sono entrati in azione alle prime luci dell’alba per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Claudio Siclari. Diverse le province del Nord Italia coinvolte.

Truffe online sulle auto di lusso, ecco chi sono gli arrestati

Sono 12 le truffe ricostruite da chi indaga: le auto erano tutte diesel e di lusso: Porsche, Range Rover e Maserati. Le indagini sono partite da Serra Riccò, in provincia di Genova, dopo la denuncia di un truffato.
In manette sono finiti: Giovanni Tropea, 47 anni, residente a Cesano Maderno, Dario Nicolini, 47 anni, residente a Nova Milanese,  Rosario Luca, 25 anni, residente a Saronno, Fardi Hudorovich, 23 anni, di Cologno al Serio (Bergamo), Giacomo Fabio Castellano, 49 anni, di Arcene (Bergamo), Zorane Hudorovich, 43 anni, di Dalmine (Bergamo), Francesco Bernunzo, 50 anni, residente in Germania. Ai domiciliari Domenico Caravello, 48 anni, di Ciserano (Bergamo), Walter Piazzoni, 66 anni, residente a Ponteranica (Bergamo), Antonio Mastromauro, 50 anni, di Rignano Garganico (Foggia).

Truffa aggravata e ricettazione

La indagini, nei confronti di un’associazione a delinquere di base in Brianza, sono partite proprio da Genova sotto il coordinamento della Procura della Repubblica del capoluogo ligure. L’accusa è di truffa aggravata e ricettazione di veicoli di grossa cilindrata che, poi, venivano trasferiti in Germania per essere nuovamente venduti. La truffa si svolgeva sempre con lo stesso copione: la banda cercava e individuava, su alcuni siti Internet dedicati alla vendita, auto di grossa cilindrata e di lusso e dopo aver concluso l’acquisto, senza lasciare documenti scritti, sceglievano come modalità di pagamento l’assegno circolare postale.

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Assegni falsificati

Ed è qui che la truffa entrava nel vivo. Gli assegni, infatti, venivano contraffatti grazie alla collaborazione di un falsario che attraverso le sue capacità, sofisticate apparecchiature e stampi di assegni postali in bianco riusciva a realizzare dei falsi dove indicavano i dati del beneficiario e la somma concordata per l’acquisto. Non solo. Ogni volta veniva creato un ufficio postale fittizio (dove nella realtà non esisteva una filiale di Poste Italiane) al quale veniva associato un numero di telefono generato da un gestore di telefonia Voip e poi inserita nel classici portali di ricerca contatti  online. Dall’altra parte della cornetta, ovviamente, si trovava un complice pronto a fingersi un impiegato di Poste Italiane che garantiva l’autenticità dell’assegno. A quel punto nulla impediva di procedere con il passaggio di proprietà su soggetti ogni volta diversi, ma tutti collegati al sodalizio criminale. E anche qui documenti falsi riferiti a persone inesistenti.

Rivendute all’estero

Le auto venivano vendute a un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato attraverso alcuni soggetti siciliani residenti all’estero e portate  in Paesi come Germania, Francia, Olanda dove venivano nuovamente immatricolate legalmente e vendute a ignari acquirenti. Un giro d’affari di circa un milione di euro, con quattro truffe sventate nel corso dell’attività investigativa, per un valore di 300mila euro.