La storia del soldato Barbara nel romanzo della scrittrice Debora Omassi, presentato domenica a La Feltrinelli di via Italia

La storia della donna soldato

Scrittrice in nome del coraggio.

Libera uscita, il primo romanzo edito da Rizzoli che la giovane autrice Debora Omassi ha dato alle stampe, e presentato domenica mattina alla libreria La Feltrinelli di via Italia dal giornalista Andrea Loddo, le è costato addirittura il linciaggio mediatico. Conclusosi con una denuncia all’indirizzo dei suoi aguzzini.

Di Barbara, la protagonista del romanzo, c’è molto di Debora. Anche Barbara infatti, come lei, a una vita apparentemente normale e agiata ha preferito la sfida, decidendo di mollare tutto e arruolarsi nell’Esercito. Per comprendere fino in fondo i limiti e le opportunità che, ancora oggi, sono insite nel nascere donna.

Il risultato è un libro sul coraggio di essere sé stessi, tessuto attraverso una trama avvincente e con una scrittura che punge, taglia, e a tratti dilania.

Che spinge, oltre ogni ragionevole dubbio, a scegliere per vivere.

Classe 1993, bresciana ma residente a Milano, dove ha gestisce una libreria, Debora Omassi ha esordito nel 2015 sulla rivista Nuovi Argomenti e pubblicato nel 2016 la raccolta di racconti Fuori si gela.

A vederla così giovane e bella, si stenta decisamente a credere che la sua esistenza possa già vantare un numero così considerevole di cadute e rinascite. Che guardando alla sua penna, tradiscono una maturità espressiva certamente rilevante, capace di raccontare le emozioni con una consapevolezza e un rigore quasi clinici.

Io, ex soldato

Ex modella, ex sciatrice, nel 2017 Debora ha deciso di lasciare casa, fidanzato e il suo lavoro “in regola” per arruolarsi nell’Esercito, alla disperata ricerca di sé stessa. L’ennesima giravolta di un’anima in preda al tormento, nascosta magicamente dietro un viso d’angelo.

“Il problema era il mio corpo – ha raccontato – Non lo riconoscevo. Anche nei romanzi che ero solita leggere tendevo sempre a immedesimarmi nei personaggi maschili”. Un’altra prova di coraggio, nella quale il bisogno di una vera libertà si è scontrato con un mondo nel quale la prima regola è obbedire ai comandi. E accettare con il sorriso le forzature più assurde. “Non dimenticherò le ore passate al poligono di tiro in Trentino – ha ricordato ancora – E’ stato terribile. Erano giorni “particolari”, e io non ho avuto nemmeno la possibilità di potermi lavare e cambiare. In caserma non c’è sesso, si è solo dei soldati”.

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E poi la fame, la fatica, il sudore. Ugualmente accompagnati, molto spesso, da ordini impartiti da donne dimentiche della propria femminilità.

La scelta ultima

Due anni fa la “libera uscita”. Con il ritorno alla vita da civile e la nuova causa della letteratura. Nella quale Debora è immersa fino al midollo.

“Non è stato facile – ha spiegato – Lasciare l’Esercito è un po’ come tradire”. E infatti, poco tempo dopo l’uscita del romanzo, sono arrivati i primi attacchi. Allusioni, insulti, e perfino minacce di stupro. Quasi che raccontare la caserma fosse una bestemmia. Per placare le ire degli haters Debora si è rivolta alle Forze dell’ordine.

“Certamente il maschilismo è ancora imperante nella nostra società e la donna, specie in un ambiente come quello militare, è ancora oggi semplicemente sopportata. Difficile dunque parlare della libertà delle donne. Va fatta ancora tanta strada. Meditando su cosa significhi realmente essere donna. Non a caso, la parola femminismo, a me irrita parecchio”.

La parola che salva

Appassionata da sempre dai reportages di guerra, Debora non ha smesso di essere una guerriera. La storia della donna soldato Debora – Barbara non è finita. Posato il fucile in un angolo, oggi la 27enne combatte con la penna.

Bibliofila appassionata, lettrice instancabile, la sua scrittura è l’emblema di quanto possa arrivare in alto, in termini di stile, chi con ostinazione sa raschiare il fondo delle cose. Per ricavarne anche la più piccola sfumatura. Non si dimentica facilmente una scrittura così.

Oggi Debora pare piacersi un po’ di più. Con o senza tacchi. Ma si ha come l’impressione che la sua ricerca sarà ancora parecchio lunga.

C’è anche in lei l’eterna dannazione delle donne. Che benché forti, coraggiose, grandi, devono continuamente e ugualmente superare loro stesse per dimostrare di essere tali.