Mercatone Uno: le ultime novità sul punto vendita di Cesano. E intanto la merce va all’asta.  Federconsumatori si oppone.

Mercatone Uno: dodici manifestazioni di interesse

Sono dodici le manifestazioni di interesse per Mercatone Uno. È scaduto giovedì scorso il termine per la presentazione delle offerte vincolanti di acquisto dello storico marchio dell’arredamento.

Sono sul tavolo dei tre commissari incaricati dal ministero dello Sviluppo economico di gestire l’amministrazione straordinaria del colosso della vendita di mobili ed elettrodomestici dopo il clamoroso flop della gestione precedente, che aveva affidato l’azienda alla Shernon Holding srl fallita nel giro di nove mesi con circa 90 milioni di euro di debiti.

Ora i tre commissari si riservano di esaminare le istanze per valutarne i contenuti. Dei 144 potenziali investitori, italiani ed esteri, contattati dai commissari, meno di trenta hanno manifestato interesse e solo un terzo ha avuto accesso alle informazioni aziendali.

La questione indennità per i dipendenti

L’indennità di cassa a 400 euro al mese per i lavoratori è stata intanto cancellata da un’iniziativa di Paola Frassinetti (Fratelli d’Italia). Attraverso un ordine del giorno, la deputata brianzola ha chiesto e ottenuto dal Governo il ricalcolo degli ammortizzatori per i 1.860 ex dipendenti messi in ginocchio dalla crisi societaria: “E’ necessario retrocedere i contratti di lavoro ripristinando le condizioni precedenti la cessione di Mercatone Uno a Shernon Holding per liberare dalla povertà 1.860 lavoratrici destinati, altrimenti, a percepire una cassa integrazione straordinaria da 400 euro mensili”.

Quello di Cassina Savina è uno dei più grandi stabilimenti Mercatone Uno, con i suoi 52 dipendenti che dal 25 maggio sono in cassa integrazione, con un sussidio calcolato finora sull’orario di lavoro che era stato ridotto in accordo con i sindacati durante la prima fase della crisi aziendale.

La Shernon, infatti, aveva promesso due anni di piena occupazione a tutti, più una trentina di assunzioni entro il 2021, ma ad orario e retribuzione ribassati.

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Grandi preoccupazioni

“Il Governo ha promesso risorse per adeguare la cassa – sottolinea la parlamentare brianzola – solo così restituiremo un po’ di dignità a chi lotta per avere un futuro”. Ore di grande apprensione per i lavoratori, in cerca di garanzie sul reddito: “Viviamo – così Marianna Iurato sindacalista del punto vendita di via Don Luigi Viganò – nell’assoluta incertezza. Siamo nell’attesa di capire le dinamiche che si apriranno quando si saprà chi c’è dietro le dodici offerte arrivate e a quali negozi è interessato. La cassa integrazione scade il 31 dicembre e non sappiamo che ne sarà di noi per l’anno nuovo”.

E intanto la merce va all’asta

E’ stata intanto fissata per il 15 novembre l’asta della merce dei beni presenti in magazzino e nei punti vendita, compreso quello di Cesano. Collegandosi al sito fallimentoshernon.it si potrà aprire la vetrina virtuale che comprende, mobili, elettrodomestici, accessori d’arredamento.
Le offerte sono vincolanti e il ricavato servirà per pagare fornitori e clienti che hanno crediti in sospeso.

L’opposizione di Federconsumatori

Ma non mancano le polemiche. “La vicenda Mercatone Uno /Schernon, prosegue con risvolti inaccettabili per i clienti che a suo tempo, prima della chiusura e dell’avvio delle procedure fallimentari, fecero acquisti di prodotti per oltre 20.000 commesse e per nove milioni di euro di valore mai loro consegnati”.

“Si tratta – spiega il responsabile di Federconsumatori Novara, Daniele Testaverde – di una decisione inaccettabile perché, di fatto, in questo modo si rendono vane tutte le azioni che abbiamo sin qui attuato per garantire la consegna dei beni a quanti hanno acquistato e pagato mobili mai consegnati”.

Federconsumatori, che in tutta Italia assiste centinaia di clienti Mercatone, si sta attivando attraverso la sua Presidenza nazionale affinché si garantisca che tutte le parti coinvolte nella vicenda fallimentare trovino giusto ascolto e soprattutto corretta tutela dei propri diritti, compresi i clienti che hanno pagato l’acquisto di beni che non sono mai giunti in loro possesso.