Le monete da 1 e 2 cent saranno solo un ricordo: la Zecca di Stato dal 1° gennaio 2019 ha infatti smesso di coniarle.

Stop alle monete da 1 e 2 centesimi

Dal 1° gennaio 2019, la Zecca di Stato ha smesso di coniare le monete da 1 e 2 centesimi, e ora è arrivata una norma che sancisce, per i negozianti, il diritto di arrotondare per difetto ed eccesso al multiplo di 5 più vicino, e quindi a non restituire il resto in monetine. Monetine che un po’ per volta andranno a sparire anche dai nostri portafogli. I cosiddetti “ramini” rimarranno comunque in circolazione fino al loro esaurimento: si calcola, infatti, che ce ne siano in circolazione ancora circa 7 miliardi.

Ma quali sono i vantaggi?

Le prime che guadagneranno dallo stop del conio sono le casse dello Stato. Produrre una monetina da un centesimo costa poco meno del suo valore (0,00906 euro), farne una da due invece è un po’ più caro: 0,01136 (poco più di un centesimo). Calcolando che nell’ultimo anno di produzione sono stati commissionati 260 milioni di pezzi da 1 centesimo e 150 milioni di pezzi da 2 centesimi, lo Stato ha previsto complessivamente un risparmio di quasi 20 milioni di euro.

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Passando all’aspetto pratico, è indubbio che si tratta di monete non facilmente utilizzabili: spesso ce le ritroviamo a riempirci il portafoglio, ma nella maggioranza dei casi non vengono accettate neanche dalle macchinette per la sosta dell’auto o da quelle che distribuiscono merende, bibite e caffè.

Il confronto con gli altri Paesi

Come già detto, le monete in circolazione avranno comunque valore legale anche nel periodo di sospensione e dunque potranno essere usate ancora nei pagamenti. C’è da considerare però che l’Italia conia monete insieme ad altri Paesi europei e dunque potranno circolare sul territorio anche centesimi “esteri”.

Infatti, mentre l’emissione delle banconote è competenza della Banca Centrale Europea, quella del monete spetta ai singoli Paesi e ogni Stato può procedere per conto proprio. Come in Italia, anche in Irlanda (da ottobre 2015), nei Paesi Bassi (da settembre 2004) e in Belgio (dal 2014), gli esercizi sono già liberi di arrotondare i prezzi ai 5 centesimi più vicini, mentre in Finlandia la regola della correzione del prezzo è un obbligo già dall’introduzione dell’euro.