E’ uno dei lavori “del futuro”, ma solo nel senso che è nato negli ultimi anni. E non è per niente una passeggiata: consiste nel portare cibo d’asporto a domicilio, con la forza motrice delle proprie gambe, in qualsiasi condizione di tempo e in orari schizofrenici. Li chiamano “rider”, ma per questi “cavalieri” del terzo millennio da tempo si parla di maggiori tutele di legge, perché è evidente che il loro non sia in testa alla classifica dei lavori dei sogni…

Sfruttamento anche di irregolari

Questi fattorini del cibo a domicilio in genere non hanno pettorine, non portano il casco, né usano scarpe antinfortunistiche, non usano biciclette aziendali e sono disposti a rischiare tutto per pochi euro. E spesso non hanno neppure un contratto regolare.

Ora si “scopre”, infatti, che in questo quadro idilliaco s’aggiungono pure abusivismo, caporalato e sfruttamento, tanto che la Procura di Milano s’è finalmente decisa a prendere in mano la situazione, aprendo un’indagine conoscitiva ufficiale, la prima in Italia.

“Un fenomeno di una dimensione tale che non può essere ignorato. E’ un fenomeno che desta allarme per la sicurezza, perché è evidente che non c’è l’osservanza di alcuna norma preventiva per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro. La condizione dei fattorini in bicicletta è sotto gli occhi, non si può più ignorare”, dice il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano.

Rider: indagine a Milano

In pratica: c’è chi diventa rider e poi cede attrezzatura e cellulare con la app necessaria per lavorare ad altri. Anche irregolari. E in cambio chiede una percentuale sulle consegne (in genere il 20%). Insomma, di male in peggio.

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Si calcola che in Italia vi siano circa 10mila rider. Il neo ministro del Lavoro Luigi Di Maio nel 2018 aveva eletto il ciclo fattorini a simbolo di una generazione abbandonata promettendo maggiori tutele, che sono arrivate attraverso un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri a inizio luglio di quest’anno.

Garanzie meno estese di quelle ipotizzate inizialmente: se ad esempio è prevista l’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie, rimane almeno parzialmente il pagamento a cottimo, cioè basato sul numero di consegne (che però non dovrebbe essere la modalità prevalente). Il decreto prevede anche una paga oraria a condizione che per ogni ora venga accettata almeno una consegna. Viene comunque lasciata autonomia per negoziare retribuzioni e incentivi.

Ma tutto questo ovviamente non vale per i tanti sfruttati in subappalto abusivo…

 

daniele.pirola@netweek.it