Non piove più: i fiumi sono in secca, i laghi pure e le riserve idriche sono sensibilmente ridotte. L’inverno 2018-2019 è stato particolarmente secco al nord dove le precipitazioni hanno registrato un calo del 50% Nell’ultimo secolo poi le temperature medie globali in Pianura Padana sono aumentate di 2,5 gradi e in Lombardia l’aumento delle temperature aumenta l’allarme siccità. Questa fase critica, tra le altre cose, sta mettendo in ginocchio anche il sistema agricolo e minaccia la biodiversità.

Clima impazzito: “Sempre più preoccupati”

«Questo fenomeno preoccupa adesso e soprattutto in prospettiva – esordisce Fabio Rolfi, 41 anni, ex vice sindaco di Brescia, consigliere regionale dal 2013 e attuale assessore regionale all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi – In montagna non ci sono grandi accumuli mentre girando per la Pianura Padana si notano gli agricoltori che stanno già irrigando quando fino a qualche anno fa lo si faceva a maggio. Irrigano ora perché la terra è secca e non riescono a seminare. Siamo sempre più preoccupati».

L’assessore regionale: “Serve tavolo permanente”

Soluzioni?

«La Giunta regionale, il 18 febbraio scorso, ha istituito un tavolo permanente di confronto che si insedierà il prossimo 1 aprile. Ne faranno parte una quarantina di soggetti: agricoltori, consorzi di bonifica, gestori delle dighe, persone che hanno a che fare con la montagna. Questo nel breve. Nel medio periodo invece contiamo di aggiornare i Piani di sviluppo rurale e introdurre una serie di investimenti tecnologici nel campo irriguo per favorire, a esempio, la riduzione degli sprechi e efficientare il consumo dell’acqua, l’irrigazione a goccia e con i droni, creare bacini di accumulo in pianura di acqua piovana utilizzando anche le cave abbandonate. Sul fronte delle cave abbiamo già in corso due sperimentazioni, una nel sito di Calcinatello, in provincia di Brescia, e una seconda sotto il Lago di Iseo».

La recente indagine di Regione Lombardia e Unioncamere ha detto che nel secondo semestre 2018 è aumentato il fatturato delle imprese agricole, mentre nel primo semestre c’era stata una leggera flessione. Quali sono i comparti che vanno meglio? E quali invece soffrono?

«Cresce bene il comparto del latte: le nostre aziende hanno aumentato la produzione e migliorato la qualità, poi sono state favorite dalla riduzione della produzione dei Paesi del Nord Europa e della Nuova Zelanda. Il nostro è il miglior latte al mondo, il più sicuro e viene remunerato bene soprattutto quando viene conferito alle aziende casearie che producono Dop come Grana Padano e Parmigiano. Va molto bene il comparto delle carni bianche e in particolare delle ovicole. C’è una buona ripresa delle carni rosse, di grande qualità. In difficoltà c’è invece il comparto suicolo. Criticità si registrano nella produzione del mais – per noi fondamentale essendo anche un alimento zootecnico – mentre cresce l’orzo».

Il problema dei cinghiali

Il problema dei cinghiali tiene banco anche dopo l’incidente avvenuto a gennaio lungo la A1, tra Lodi e Casalpusterlengo, quando un branco aveva causato la morte di un automobilista. A che punto siamo?

«Abbiamo adottato ogni tipo di azione legalmente possibile: mappato il territorio, modificato la legge e autorizzato gli agricoltori muniti di permesso di caccia di abbattere i capi che danneggiano l’agricoltura del loro territorio, anche in deroga alle norme stabilite dalla stagione venatoria. Ma non basta, la riproduzione dei cinghiali è un fenomeno in costante crescita».

Cioè?

«Abbiamo bisogno di una mano dal Governo. Proprio in questi giorni alla Camera è in discussione una norma che legittimerebbe i cacciatori, appositamente formati, ad aiutare la Polizia provinciale nelle politiche di contenimento».

La Regione dispone di una stima di quanti cinghiali vi siano in Lombardia?

«In Italia sono 1 milione, di cui la metà in Toscana, mentre in Lombardia dovrebbero essere 100 mila, ma è solo una stima. Posso dire che negli ultimi 8 anni sono stati prelevati circa 30.000 cinghiali di cui 25.000 con attività di caccia e 5.000 con abbattimento da parte della Polizia provinciale».

Al di là degli avvistamenti in montagna, di branchi che ormai passeggiano anche a valle nei centri abitati, avete anche una stima degli incidenti che hanno causato?

«Negli ultimi 5 anni sono stati denunciati 384 incidenti, ma è un fenomeno in crescita soprattutto lungo le nostre strade che, tra l’altro, a differenza delle autostrade, non hanno barriera».