Casi di aborto in diminuzione, come evidenziato dalla relazione annual al Parlamento sulla legge 194. Dal 1983 l’Interruzione Volontaria di Gravidanza è in continua e progressiva decrescita in Italia; attualmente il tasso di abortività del nostro Paese è fra i più bassi tra quelli dei Paesi occidentali. Ecco i dati. In totale nel 2017 sono state notificate 80.733 IVG. Confermando il continuo andamento in diminuzione del fenomeno, in misura leggermente maggiore rispetto a quello osservato nel 2016 (-4.9% rispetto al dato del 2016 e -65,6% rispetto al 1982, anno in cui si è osservato il più alto numero di IVG in Italia pari a 234.801 casi).

I casi di aborto per Regione

Diminuzioni percentuali particolarmente elevate dei casi di aborto si osservano in Liguria, Umbria, Abruzzo e nella Provincia autonoma di Bolzano. Mentre la Provincia autonoma di Trento è l’unica con un lieve aumento di interventi. Tutti gli indicatori confermano il trend in diminuzione: il tasso di abortività (numero di IVG rispetto a 1000 donne di 15-49 anni residenti in Italia), che rappresenta l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza del ricorso all’IVG, è risultato pari a 6,2 per 1000 nel 2017, con un decremento del 3,3% rispetto al 2016 e con una riduzione del 63,6% rispetto al 1982. Il dato italiano rimane tra i valori più bassi a livello internazionale.

Il rapporto di abortività

Il rapporto di abortività (numero di IVG rispetto a 1000 nati vivi) nel 2017 è risultato pari a 177,1 per 1000 nati vivi (o 17,7 per 100 nati vivi), con una riduzione del 2,9% rispetto al 2016 e del 53,4% rispetto al 1982. È da considerare che in questi ultimi anni anche i nati della popolazione presente sul territorio nazionale sono diminuiti di 9.643 unità. Riguardo l’esercizio dell’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG, pur rilevando una percentuale di obiezione tra i ginecologi pari al 68,4%, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, sia su base regionale che considerando le singole strutture, anche in presenza di casi che si discostano dalla media, non si evidenziano particolari criticità nei servizi di IVG.

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Le donne straniere

Un terzo delle IVG totali in Italia continua ad essere a carico delle donne straniere. Un contributo che è andato inizialmente crescendo e che, dopo un periodo di stabilizzazione, sta diminuendo in percentuale, in numero assoluto e nel tasso di abortività; al riguardo si è dimostrato molto efficace offrire un counselling sulla procreazione responsabile in occasione del percorso nascita per promuovere un maggior uso dei metodi contraccettivi alla ripresa dei rapporti sessuali. Sulla riduzione delle IVG molto probabilmente ha inciso anche l’aumento dell’uso della contraccezione d’emergenza, Levonorgestrel (Norlevo) – pillola del giorno dopo e Ulipistral acetato (ellaOne) – pillola dei 5 giorni dopo, che non hanno più l’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni. E quindi richiedono una maggiore informazione alle donne per evitarne un uso inappropriato.

I tempi di attesa

In generale sono in diminuzione i tempi di attesa. Pur persistendo una non trascurabile variabilità fra le regioni. E si registra un aumento delle interruzioni nelle prime 8 settimane di gestazione. Probabilmente almeno in parte dovuto all’aumento dell’utilizzo della tecnica farmacologica (Mifepristone+prostaglandine), che viene usata in epoca gestazionale precoce. La mobilità fra le regioni e province è in linea con quella di altri servizi offerti nel Servizio Sanitario Nazionale. La tipologia di intervento e la durata della degenza evidenziano una variabilità regionale che suggerisce la necessità di un approfondimento. Anche attraverso un confronto interregionale, per capirne le motivazioni e uniformare i protocolli terapeutici, al fine di assicurare un’offerta efficiente e di qualità.