L’evaso era scortato da tre guardie che lo avevano accompagnato in ospedale per un presunto tentato suicidio.

Trafficante evaso, caccia all’uomo

E’ caccia aperta in tutta la zona per trovare il trafficante di droga tunisino Ben Mohamed Ayari Borhane, fuggito dal gabinetto del Pronto soccorso del Fatebenefratelli nella notte tra giovedì e venerdì. L’uomo, 43 anni, detenuto a Opera, sarebbe dovuto uscire di galera nel 2032. Ma ha messo in atto un piano per fuggire riuscendo a prendersi gioco dei militari.

Ha simulato un tentato suicidio

Accompagnato da tre agenti, Ayari Borhane era al piano terra del Fatebenefratelli, al Pronto soccorso, dove era stato portato per un tentato suicidio. Si era infilato in bocca e ingoiare una lametta da barba, avvolta però da un materiale protettivo come la carta stagnola. Anche se si è pensato a una simulazione, l’uomo doveva esser visitato e sottoposto a radiografie. Al Fatebenefratelli ha chiesto il permesso di andare in bagno, a piano terra, a chi avrebbe dovuto sorvegliarlo ed è fuggito dalla finestra.

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Un personaggio pericoloso

Ben Mohamed Ayari Borhane si era autoproclamato imam nel carcere di Opera ed era monitorato per aver avviato un percorso di radicalizzazione: in cella aveva materiale di propaganda che inneggiava al jihad. Durante la detenzione, il tunisino ha assunto un atteggiamento violento, soprattutto contro le guardie penitenziarie. E’ convinto che la moglie, un’italiana, abbia evitato appositamente ogni contatto tra lui e la piccola figlia, e non è escluso voglia “vendicarsi”. Non si sa quanti soldi il 43enne avesse in tasca. Potrebbe voler raggiungere la zona che va da Bologna alla costa adriatica fino alle Marche dove, insieme al fratello Youssef, aveva creato un notevole sistema di smercio di droga.