Giornata mondiale della salute mentale una poesia per ricordare chi soffre. L’ha scritta il limbiatese Maurizio Munda, professore di diritto da anni impegnato nella tutela dei malati psichici

Giornata mondiale della slaute mentale

Da anni il professore dell’Itc Pacle “Elsa Morante” Di Limbiate porta avanti un progetto di Centro polifunzionale per la salute mentale che vorrebbe venisse realizzato nell’ex manicomio Antonini di Mombello. L’insegnante si  è basato su due obiettivi fondamentali: dare risposte ai singoli casi e migliorare la qualità della vita di chi soffre di disagio psichico e delle loro famiglie. Il Centro ideato da Munda è organizzato in diversi settori: zone di prevenzione, recupero, microcomunità, casa di riposo

L’impegno in Parlamento

L’impegno del limbiatese ha raggiunto anche le istituzioni più alte e prosegue senza sosta: “Anche con l’attuale legislatura, le mie proposte sono state registrate e annunciate in Assemblea Plenaria sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato della Repubblica”. Ora Munda ha scritto poesia per ricordare a tutti l’importanza della Giornata mondiale della salute mentale che cade il 10 ottobre. Una battaglia per la tutela dei malati che Munda sta combattendo in memoria del fratello di cui si è preso cura fino all’ultimo

La poesia

 

La vita, un percorso che non conosco.
Come te, come voi, ho le vostre sensazioni,
ma li comunico, dite Voi,in modo diverso.
Non voglio essere un’altro,
semplicemente, uno come tutti.
Non mi abbandonate dietro il
grigiore di quelle pareti chiuse,
ove il mondo è estraneo.
Non so allacciarmi le scarpe.
Non so usare le posate, mangio con le mani.
Devo essere imboccato.
La mia felicità è vedere qualcuno
che ammiri il mio orologio, di cui non
conosco l’uso e non so spiegarlo, anche
perché non parlo.
La mia felicità è vedere qualcuno che mi regali un sorriso, che mi parli, ma non posso capire, perché non conosco il significato delle parole.
Vedi quei signori con quell’affare bianco addosso, mi danno
le medicine, ma non le voglio, penso che mi diano veleno.
Soffro.
Incontro la gente e ha paura, ma non faccio del male, non so
cosa faccio, non mi capiscono, dicono che sono folle.
Chiedo il buonsenso, l’amore,
voglio scrivere, non posso farlo, non so scrivere.
L’OMS non so cosa sia, signori vestiti bene che discutono ogni
tanto di me e di tutti quelli come me.
Vedete signori, io non conosco la vostra lingua, ma vi chiedo, toglietemi da questo grigiore, da queste stanze con le sbarre.
Voglio essere aiutato, non abbandonato.
Mi date le chiavi, ma non ho autonomia, non so cosa farmene.
Sigle strane abbreviate che non capisco, mi dicono che sono per aiutarmi, ma io non vedo nessuno.
Politici discutete e fate passerella, pacche sulle spalle e poi il nulla.
Vi fate vedere solo per il panettone con le telecamere che vi riprendono, per favore state casa, io esisto anche il resto dell’anno.
Invitate gli altri, quelli vestiti bene, che hanno tutto, che non prendono le medicine che vivono come vogliono, dite loro
e…io ?
Signori, ho un sogno
la mia vita senza sbarre, come Voi.
Anch’io sono una persona.
Anch’io ho i miei sentimenti.
Piango io, piango io, piango io.
Canto storpiando le parole, urlo, ti scuoto e ti perseguito.
Non mi fare del male, perché io non faccio male, semplicemente non so cosa sto facendo.
Soffro e non mi rendo conto se tu soffri per me, perché non lo capisco.
Ti vedo piangere, non farlo, altrimenti piango anch’io.
Spero di vedere un muro in demolizione, per indicare
che non ci sono più barriere.
Una finestra con le sbarre spezzate,
per indicare una nuova mentalità di apertura,
di lotta allo stigma, di rispetto alla persona
a me, a me, a me,… e io, e io.
Mi vuoi bene, mi vuoi bene, bacino, bacino.

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e …io ?
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