Giallo e bufera sul manifesto della onlus Pro Vita esposto dall’inizio di settembre nel vialetto all’ingresso dell’ospedale di Carate Brianza e fatto rimuovere a inizio settimana.

Nel cartellone c’era l’immagine di una mamma con il figlio neonato accompagnata dalla scritta: «Non fermare il suo cuore. Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso e sarà coraggioso perché tu lo sei».
I volontari vicini all’associazione Pro Vita, che ha acquistato e pagato lo spazio per l’affissione (la stessa che ad aprile a Roma aveva fatto esporre sulla facciata di un palazzo in via Gregorio VII all’Aurelio un cartellone con un feto di 11 settimane fatto poi rimuovere dal Campidoglio fra mille polemiche, ndr) chiamano ora in causa la direzione dell’ospedale che, a loro dire, avrebbe dato disposizione alla rimozione e parlano di «grave censura».

Il manifesto di Pro Vita rimosso

La direzione sanitaria: Manifesto non autorizzato

«Da quel che mi risulta quel manifesto non era stato autorizzato – fa sapere Giovanni Materia, direttore sanitario del presidio – Detto che siamo di fronte a temi che toccano la sensibilità dei cittadini e di quanti si rivolgono a una struttura pubblica ospedaliera, il bozzetto del cartellone era arrivato il 31 luglio e avevamo dato parere negativo in riferimento all’articolo 4 del contratto con la concessionaria che non prevede affissioni di tipo politico e o di altro genere ma solo pubblicitarie».
Di parere opposto gli attivisti, che mercoledì della scorsa settimana si sono dati appuntamento per un sit-in di protesta postato poi in un video sul canale You Tube.
«Il 3 settembre, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del comitato etico ospedaliero e l’approvazione da parte della direzione sanitaria, ci è stato concesso di poter affiggere una pubblicità a pagamento, che mostrasse la bellezza della maternità, collocata nel vialetto prospiciente l’ingresso dell’ospedale – spiega Giorgio Celsi, infermiere e attivista del movimento Ora et Labora in difesa della vita – Dopo poco più di un mese, la direzione sanitaria ne ha disposto la rimozione, senza addurre alcuna motivazione».

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«Andremo a fondo di fronte a un atto che riteniamo essere una grave censura – ribadisce Celsi – Non può sussistere alcuna libertà di scelta laddove non vi sia piena consapevolezza: in quel manifesto non vi era nulla di insolente o aggressivo.

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