In pochi lo sanno, forse solamente i più attempati con i “capelli grigi” e che si sono potuti gustare le gesta del “Grande Torino”: nel cimitero di Arcore è sepolto Rubens Fadini, il giovane centrocampista morto insieme ai suoi compagni nella tragedia di Superga che avvenne settanta anni fa, il 4 maggio del 1949.

La tragedia di Superga

La tragedia di Superga fu un incidente aereo avvenuto il 4 maggio 1949. Alle ore 17:03, il Fiat G.212 della compagnia aerea ALI, siglato I-ELCE, con a bordo l’intera squadra del Grande Torino, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga, che sorge sulla collina torinese; le vittime furono 31.

L’aereo stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole contro il Benfica, organizzata per aiutare, con l’incasso, il capitano della squadra lusitana Francisco Ferreira, in difficoltà economiche. Nell’incidente perse la vita l’intera squadra del Torino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-194 e che costituiva la quasi totalità della Nazionale italiana. Nell’incidente morì anche Celeste D’Incà, motorista, che è sepolto al cimitero monumentale di Sesto San Giovanni.

Fadini emigrò giovanissimo a Milano con la famiglia

Nato a Jolanda di Savoia, in provincia di Ferrara, il 10 giugno del 1927, il giovane morì a 21 anni, il 4 maggio 1949 nella tragedia di Superga. Fadini emigrò giovanissimo a Milano con la famiglia. Aveva iniziato a giocare al calcio a Milano in una squadretta iscritta al campionato milanese ragazzi: il “Dopolavoro Ceretti & Tanfani” di Milano. Con la Ceretti vince i campionati milanesi 1941-1942 e 1942-1943 ed ottiene il titolo di campione Regionale della sezione Propaganda. Passa al Torino poco più che ventenne. Nell’ultima partita di campionato contro l’Inter a Milano, prima della tragedia di Superga, aveva sostituito Mazzola infortunato.

Leggi anche:  Arcore, la replica del Pd a "ImmaginArcore": "Da loro solo fantascienza e fantapolitica"

Giocò quindi 10 partite in campionato segnando una rete

Perì non avendo ancora compiuto 22 anni. Giocò quindi 10 partite in campionato segnando una rete. Nessuna squadra al mondo ha mai rappresentato per il calcio tutto ciò che è riuscito al “Grande Torino”. L’Italia in quegli anni era reduce da una guerra perduta, avevamo poca credibilità internazionale e furono le gesta dei nostri campioni a rimetterci all’onore del mondo: Bartali, Coppi, il discobolo Consolini, le macchine della Ferrari e appunto il Grande Torino.

“Rubens seppur in giovane età, era davvero un campione, ma prima di tutto era una splendida persona, brava, onestà, sincera – aveva raccontato emozionata la cognata di Fadini, l’84enne Chiara Baggi, qualche anno fa al Giornale di Vimercate – La sua morte è stata davvero un dramma per tutti noi. L’abbiamo sepolto ad Arcore poiché la famiglia di mia cognata aveva da poco acquistato una cappella proprio in quel cimitero, anche se in realtà pochissimi arcoresi sanno che è sepolto proprio lì”.

A Fadini è anche intitolato lo stadio del Giulianova

A Fadini è anche intitolato lo stadio del Giulianova. “I dirigenti giuliesi, nel 1950, decisero di inserire tutti i nomi dei 18 giocatori periti nella tragedia di Superga in un’urna, quindi fu scelto un ragazzetto del posto che tirò su a caso uno dei tanti nomi: il nome estratto fu proprio quello di Rubens – aveva sottolineato Chiara Baggi – La notizia non trovò grandi consensi, perché la gente inoltre era incline verso i nomi più noti, Menti, Ossola ed altri ancora. Comunque la decisione fu presa e ancora oggi Giulianova è rimasta nei nostri cuori”.