Meda in lutto per l’amata ristoratrice Gisella Serena, anima dell’Amarcord. Si è spenta dopo aver combattuto a lungo contro un tumore.

La città piange l’amata ristoratrice

Sono stati celebrati martedì nella chiesa di Santa Maria Nascente di Cabiate i funerali di Griselda Gisella Serena. Sessantadue anni a luglio, la titolare del ristorante Amarcord di via Cristoforo Colombo si è spenta alle prime ore di domenica, vinta dal tumore che aveva scoperto dodici anni fa e che tre anni fa si era ripresentato. Le sue condizioni di salute sono precipitate nell’ultima settimana. A settembre, quando l’attività riaprirà dopo la pausa estiva, i clienti non troveranno più ad accoglierli quella che negli anni era diventata una persona di famiglia.

Il ricordo dei figli

«Guardare sempre oltre ad ogni ostacolo, anche il più difficile, questo ci hai insegnato», l’affettuosissimo messaggio dei figli Jessica, 37 anni, e Alessandro «Dado», 31, che con lei gestivano il ristorante in centro città. «Mamma – spiega Dado – lo aveva rilevato nel maggio del 2005. All’inizio si occupava della cucina, poi sono subentrato io ai fornelli e lei si è dedicata all’amministrazione. Ha lavorato fino all’ultimo giorno. E’ sempre stata una guerriera e ha lottato fino all’ultimo, con una forza grandissima». Come i figli, anche Gisella era impegnata nel Palio, per il Rione Belgora, di cui Jessica è stata capitano per vent’anni, fino alla scorsa edizione. Dopo il funerale, la salma della ristoratrice è stata tumulata nella cappella di famiglia a Inverigo (Como). E’ qui che Gisella aveva vissuto a lungo, dopo i primissimi anni in Argentina dove mamma e papà avevano emigrato negli anni Cinquanta e dove lei era nata. La sessantaduenne lascia anche due nipotini, Noè, di sei anni, e Maya, di tre.