Con l’operaio morto venerdì 1° marzo a Olgiate Molgora, sale a quattro il numero dei morti sul lavoro in Brianza e nel Lecchese nell’ultima settimana.

 Gianluigi Bonfanti, 64 anni, è la quarta vittima. Ieri pomeriggio stava lavorando alla Giemme Autoattrezzature di Olgiate quando pare che sia rimasto schiacciato sotto una pompa di grosse dimensioni.

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Giovedì, in serata, purtroppo è spirato anche l’operaio 50enne, residente a Ghisalba (Bergamo) rimasto vittima, nella giornata di martedì 26 febbraio, di un gravissimo incidente nel cantiere di costruzione dell’Istituto Auxologico Italiano di via Gagarin a Meda, in Brianza

Una morte arrivata a poche ore di distanza dall’incidente sul lavoro è avvenuto a Lentate sul Seveso il 26 febbraio,  quando un operaio  è precipitato nel cantiere nell’area dell’ex parco militare di Camnago. Il 61enne, purtroppo, è spirato poco dopo l’arrivo in ospedale.

Un bilancio aggravato da un altro operaio di 53 anni che il 25 febbraio  a Desio è rimasto gravemente ferito in un altro cantiere per la costruzione di un condotto fognario. Trasportato d’urgenza all’ospedale San Gerardo di Monza, purtroppo, è spirato qualche ora dopo il suo arrivo

Un bilancio pesantissimo dunque che ha suscitato sgomento anche tra le sigle sindacali. Ieri mattina le confederazioni di Cgil, Cisl e Uil si sono ritrovate per un presidio unitario davanti alla prefettura di Monza per chiedere maggiore sicurezza e tutele sui luoghi di lavoro.

“Quattro morti in una settimana è uno scandalo”

Silvio Baita, segretario generale della Filca Cisl Mbl (la categoria dei lavoratori edili e del legno), ha commentato così i gravi fatti accaduti in Brianza.

“Uno dei lavoratori morti – continua Baita – è stato schiacciato da una frana mentre scavava in una buca. Com’è possibile che non fossero state messe le paratie antifrana? Perché? Anche se il terreno è ghiacciato, anche se la terra sembra solida, è facile che smotti. Purtroppo tra gli imprenditori è diffusa una sottovalutazione dei temi della sicurezza e della prevenzione. E i lavoratori ne pagano le conseguenze”.

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La crisi economica

Secondo i sindacati la crisi economica ha portato a una concorrenza esasperata tra aziende edili. “Gli appalti al massimo ribasso hanno fatto il resto. Così le piccole imprese, per riuscire a strappare un contratto, sono costrette a tagliare sui costi. I primi costi che vengono sacrificati sono quelli della manodopera (con il ricorso al lavoro nero) e della sicurezza”.

I controlli

“Purtroppo – continua Baita – mancano i controlli. Le Aziende sanitarie e l’Ispettorato del lavoro dovrebbero mettere in campo ispezioni più diffuse e più efficaci. È vero che esiste anche un ente che si occupa di sicurezza, il Comitato paritetico territoriale. Non ha però poteri sanzionatori, ma solo di promozione e consulenza in materia di prevenzione”.

Tragedie evitabili

Nel campo edile si registra una sorta di fuga dal contratto nazionale. “Molte aziende – conclude Baita – applicano contratti diversi da quello edile. Ciò è gravissimo. Se è vero che il contratto edile ha costi più alti, è anche vero che esso prevede una serie di procedure di sicurezza. Per esempio, le 16 ore di formazione obbligatoria dei dipendenti prima di entrare in cantiere. Detto questo, anche per il sindacato è difficile intervenire. Nei cantieri si registra una frammentazione di imprese e coordinarle è difficile. Serve uno sforzo comune per evitare gli incidenti. Senza collaborazione rischiamo di trovarci di fronte ancora a tragedie che erano evitabili”.