Un altro morto sul lavoro si aggiunge a un triste elenco. Sono già nove gli infortuni mortali nella nostra provincia del 2019, a fronte dell’unico decesso del 2018.

Un altro morto sul lavoro

Ieri, mercoledì 17 luglio, la Brianza ha pianto un altro morto sul lavoro. Un muratore di 44 anni di Sant’Omobono (BG) che non è sopravvissuto alla gravissime ferite riportate nella caduta da un tetto, incidente avvenuto  il giorno prima a Varedo. Una vittima che si aggiunge a un elenco già troppo lungo.

Solo un paio di settimane fa la Cisl aveva fatto il punto sulle morti bianche e più in generale sugli infortuni in Lombardia, mettendo a confronto i primi cinque mesi del  2019 con gli anni precedenti.  Ebbene, nella nostra provincia si contavano ben 7 decessi, ai quali se ne devono purtroppo aggiungere ora altri due, oltre al 44enne muratore bergamasco va infatti ricordato anche il 35enne desiano Christian Catalano, deceduto a seguito di un infortunio sul lavoro a Nova Milanese.

2019: un anno orribile

Nei primi cinque mesi del 2019 si sono contati sette infortuni mortali, contro un solo decesso del 2018. Tra gennaio e maggio la provincia di Monza e della Brianza è stata quella dove il lavoro ha fatto più vittime; seconda solo a Milano e Brescia (dove i decessi sono in calo) e alla pari con Bergamo e Mantova, dove però gli infortuni mortali seguono il trend (sempre drammatico) dell’anno precedente. Da noi quest’anno va peggio. Nel 2018 nei primi cinque mesi dell’anno amici e famigliari piansero una sola vittima, quest’anno ne hanno piante sette.


Se n’è parlato nel corso di un convegno che la Cisl ha tenuto giovedì a Milano. Perché la situazione in Brianza è tragica ma in Lombardia non si sta molto meglio. Negli ultimi anni infatti, per cause diverse, gli infortuni mortali sono aumentati, passando dai 136 del 2016 ai 186 del 2018 e quest’anno non va molto meglio. Nei primi cinque mesi del 2018 erano 61, a fine maggio 2019 eravamo a quota 59, con l’allarmante dato brianzolo a spiccare sugli altri, come si può notare nella tabella che pubblichiamo qui sopra.

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E col numero degli infortuni complessivi non va meglio: a fine 2018 ne sono stati denunciati 120.359, contro i 116.664 di fine 2016. Nel 2017 erano stati 119.834. E con 51.650 denunce di infortunio nei primi cinque mesi, anche il 2019 si conferma in linea con l’anno scorso (51.709)
I dati emergono da un’analisi condotta dalla Cisl Lombardia sulla base dei dati Inail.

Dopo un calo sono tornati ad aumentare

“Dal 2012 al 2016 gli infortuni sono calati progressivamente, in modo speculare al trend di crisi e stagnazione. Poi, al primo cenno di ripresa nel 2017, l’andamento infortunistico ha cominciato a risalire – ha sottolineato Pierluigi Rancati, segretario regionale Cisl Lombardia – La ragione non è solo la ripresa di attività economiche – ha aggiunto – ma una complessiva insufficienza del nostro sistema di prevenzione, con investimenti, anche pubblici, inadeguati, rispetto all’urgenza di migliorare la sicurezza degli ambienti e delle postazioni di lavoro, e assicurare una formazione antinfortunistica di qualità ai lavoratori e ai loro rappresentanti per la sicurezza”.

L’aumento di incidenti nei primi 5 mesi del 2019 risulta trasversale a tutti i settori: + 3,6% l’industria (11.866 infortuni denunciati), +1,7% l’artigianato (3.392), +2% il terziario (12.021).
Per contrastare tutto ciò la Cisl Lombardia ha sollecitato la Regione ad un impegno straordinario, anzitutto rafforzando la vigilanza e l’attività ispettiva, per fare e promuovere prevenzione.

Sindacato brianzolo e lombardo che in questi mesi ha alzato più volte la voce contro  le tante, troppe morti bianche  e che soltanto dopo questo ennesimo infortunio avvenuto a Varedo è rimasto stranamente in silenzio. Questo non significa però che la nona vittima di quest’anno sia passata inosservata.

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