Non solo la “brewstar” più luminosa del firmamento birrario italiano è seregnese, ma proprio a Seregno sta aprendo il Suo birrificio. Sì, con la S maiuscola, perché Marco Valeriani, il birraio più quotato dello Stivale, dopo aver macinato successi prima al Menaresta di Carate Brianza e poi soprattutto al birrificio Hammer di Villa d’Adda (Bg), ha deciso di fare da sè, di mettersi in proprio. E “Alder” è la sua nuova creatura: sabato 12 ottobre aprirà ufficialmente i battenti in via Milano 3, a Seregno.

Il Birraio dell’anno si mette in proprio e riparte dalla sua città: Seregno
Marco Valeriani – Alder: l’impianto di cottura

Il Birraio dell’anno a Seregno

Sembra di approdare ai “Docks” di Londra, quando entri in questa strada, in una delle zone artigianali storiche della città: mattoni a vista e capannoni in stile rivoluzione industriale. Ma al di là di forma e fascino, c’è tanta sostanza. Perché se c’è qualcuno che merita di impugnare saldamente il timone di un birrificio, quello è senza dubbio Marco Valeriani.

Marco Valeriani - Alder
Marco Valeriani – Alder: i maturatori

Birraio dell’anno 2019, Birraio dell’anno 2017, nel 2018 è arrivato secondo in questa competizione fra stelle brassicole, poi ancora ha portato Hammer al 3° posto nel 2018 e al 2° nel 2019 nel campionato nazionale per i birrifici (“Birra dell’anno”, a Rimini) dopo essersi consacrato “mito” birrario già al Menaresta (dove la sua caricatura spicca tuttora sulle etichette) grazie a pluripremiate birre come la dipa “22 la verguenza” o la black ipa “Due di picche”.

Alder, la nuova avventura

E ora, Alder. Valeriani ha scelto il medesimo tipo d’impianto (EasyBrau) che “guidava” fino al febbraio scorso da Hammer, anche se “dimezzato” a livello di dimensioni. Ma soprattutto, ha deciso di puntare molto sulla tap room, che a livello di superficie occupa una buona parte del locale di via Milano 3 e che rappresenterà la foce principale del flusso produttivo, oltre alla vendita di fusti e – udite udite – lattine (che non dimenticatelo, in campo birrario rappresentano il futuro, anche per le produzioni di qualità). Quindi, niente bottiglie in vetro.

Marco Valeriani - Alder
Alder: tap room in allestimento

Sala di produzione a vista

La sala di produzione, con l’impianto di cottura e già 6 maturatori da 2500 litri, più due più piccoli da 1000, è “a vista” rispetto allo spazio di mescita, dove a disposizione degli avventori ci sono 9 spine in linea e niente tavoli, ma più informali banconi e sgabelli (una quarantina i posti). Lato food: per ora nulla “in house”, ma ampia scelta grazie ai take away cittadini (che coprono praticamente tutto lo scibile) e alla consegna rapida. [Gli orari: martedì, mercoledì e giovedì 16-20 / venerdì 16-22 / sabato 11–22]

“Era già tutto pronto dal 1 luglio…ma la prima cotta di birra l’abbiamo potuta fare solo il 4 settembre – ha confidato Valeriani, che per la nuova avventura ha scelto il padre Luigi e il fratello Andrea come soci – Perché? Indovinate… semplicemente la burocrazia. Ora siamo finalmente in pista, già quasi tutti i maturatori sono pieni. Ed entro un mese anche il locale sarà pronto per aprire i battenti”.

Il parco birre: luppolate, scure e… tedesche

Ma veniamo agli stili brassati finora e che andranno a comporre (insieme a molti altri che s’aggiungeranno man mano) il parco birre di Alder: i fan del birraio dal 12 ottobre potranno gustare: keller pils, milk stout, schwarz, apa (american pale ale), ipa (India pale ale), west coast ipa e un’altra apa molto particolare. A breve entrerà in scuderia anche una imperial stout, perché Valeriani s’è costruito un nome in qualità di “mago delle ipa”, ma altra freccia nel suo arco sono proprio le birre scure, nonostante con Alder sia intenzionato anche a battere – e non poco – pure la via tedesca (non fa che confermarlo la prima collaborazione già messa in campo con lo “specialista” Josif Vezzoli del piemontese Elvo, primo al Birraio dell’anno 2017 proprio davanti al nostro).

Le grafiche e i nomi delle birre

Abbiamo visto etichette e grafiche in anteprima e sono davvero accattivanti, con accostamenti ricercati e sorprendenti, seppur essenziali. Quanto ai nomi delle birre… il birraio (e i suoi soci) hanno pescato a piene mani in un calderone variegato di vita vissuta. Un esempio? La apa si chiamerà “Yamada”, citazione di un cartone animato anni Ottanta (Mr Baseball) che Marco e il fratello consumavano con gli occhi…Oppure un’altra etichetta s’intitolerà “Gretna” dal paese immaginario in cui Stephen King ambientò il suo racconto “Stand by me”, poi anche fortunatissimo film.

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daniele.pirola@netweek.it

 

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