Quanto lavorano i nostri parlamentari? Ce lo dicono le statistiche elaborate da Openpolis.

In Parlamento tra stakanovisti e assenteisti

Quanto lavorano i nostri parlamentari? Ce lo dicono le statistiche elaborate da Openpolis, l’associazione indipendente ed economicamente autonoma che ha calcolato l’indice di produttività di deputati e senatori.

Paolo Romani, l’assenteista

Paolo Romani, senatore di Forza Italia

Sono diversi i parlamentari brianzoli ligi al lavoro, pochi quelli che bigiano; il più assenteista è senz’altro  il forzista Paolo Romani, già ministro e assessore in Comune a Monza. Dai dati “Openpolis” risulta che ha presenziato a una sola seduta del Senato su 287. Ha fatto addirittura peggio del deputato-velista Andrea Mura, esponente dei 5Stelle, che è stato poi espulso dal Movimento. Neanche il tempo di approdare al Gruppo misto che Luigi di Maio  lo ha denunciato, così come ha fatto il Codacons, l’associazione a difesa dei consumatori. A quel punto Mura ha deciso di lasciare il Parlamento e ha presentato le dimissioni da deputato.

Frassinetti, Fragomeli e Pellegrini i più ligi al dovere

Emanuele Pellegrini, senatore della Lega

Paola Frassinetti (FdI), eletta nel Collegio uninominale di Seregno non ha mai saltato una seduta alla Camera. Lo stesso record lo detiene il democratico Gianmario Fragomeli, ex sindaco di Cassago Brianza, eletto nel Collegio plurinominale di Seregno/Monza. Sono gli i due deputati del territorio o eletti nella nostra Provincia che lavorano di più; sempre ligi al dovere.

Restando a Montecitorio, il parlamentare più assente fra quanti hanno legami con Monza e la Brianza  è Giulio Centemero, origini arcoresi e tesoriere della Lega. Ha partecipato a 173 sedute su 297 (58,25% di presenze). Hanno fatto un po’ meglio Davide Tripiedi (M5S) che  risulta presente al 63,30% delle sedute (188 su 297) e Paolo Grimoldi (Lega) che ha partecipato al 76,77% delle sedute (228 su 297).

Risalendo la classifica troviamo Valentina Aprea di Forza Italia (88,22%) presente a 262 sedute su 297 e altri tre deputati che sfiorano l’en plein: Jari Colla (Lega), 285 presenze su 297 sedute (95,96%); Andrea Mandelli di Monza (FI), con 292 presenze su 297 (98,32%) e Massimiliano Capitanio (Lega) di Concorezzo con 293 presenze su 297 (98,65%).

Leggi anche:  Seveso Futura diventa Associazione politica

Al Senato, detto dell’assenteista Romani,  il titolo di presenzialista va senz’altro ad Emanuele Pellegrini, leghista di Carnate, che ha fatto l’en plein: presente a 287 sedute su 287.  Ci è andato vicino Gianmarco Corbetta (M5S) che ha partecipato a 285 sedute su  287 (99,30%). Leggermente più staccati il monzese Massimiliano Romeo (Lega), presente a  280 sedute su 287 (97,56%) e Stefania Craxi (FI), 279 presenze su 287 sedute (97,21%).

Ha “bigiato” in più di un’occasione il vimercatese Roberto Rampi (Pd) presente a 196 sedute su 287 (68,29%). Fra le assenteiste possiamo annoverare Licia Ronzulli (FI), presente a 59 sedute su 287 (20,56%). Va ricordato però che il  leghista  Romeo e la forzista Ronzulli hanno anche partecipato a delle missioni e per quel motivo non erano quindi in Aula. Sei le missioni di Romeo, 45 quelle di Ronzulli.

Ecco come sono calcolate presenze e assenze

Per tracciare un bilancio di presenze e assenze dei parlamentari brianzoli abbiamo fatto riferimento ai dati aggiornati di «Openpolis», l’Associazione indipendente ed economicamente autonoma che ne ha calcolato l’indice di produttività. Un indice che non prende in considerazione il lavoro, anche rilevante, che alcuni parlamentari svolgono per gli incarichi necessari al funzionamento della macchina politica e amministrativa del Parlamento (Commissioni, Gruppi, Comitati, Giunte, Collegi e Uffici di Camera e Senato).

Per assenze si intendono i casi di non partecipazione al voto, sia quello in cui il parlamentare è fisicamente assente (e non in missione) sia quello in cui è presente ma non vota e non partecipa a determinare il numero legale nella votazione. I sistemi di documentazione dei resoconti di Camera e Senato non consentono di distinguere un caso dall’altro. I regolamenti non prevedono insomma la registrazione del motivo dell’assenza al voto del parlamentare. Non si può distinguere, pertanto, l’assenza ingiustificata da quella, ad esempio, per ragioni di salute.