Il caso

Espansione per l’azienda di armamenti: «E meno male che esponete lo striscione della pace…»

Weapon Watch: «Masperotech autorizzata ad esportare componenti per carri armati e sommergibili»

Espansione per l’azienda di armamenti: «E meno male che esponete lo striscione della pace…»

Tra il pubblico presente all’ultima seduta della Consulta di Sant’Albino (Monza) si sono notati anche agenti della Digos, un segnale di un clima che si temeva potesse diventare teso.

Espansione dell’azienda di armamenti

Nonostante le apprensioni, il dibattito si è svolto senza la presenza di gruppi esterni di protesta. Le preoccupazioni principali dei residenti si concentrano sull’impatto ambientale, sul traffico e sul rumore causati dall’arrivo di nuove aziende nel settore industriale a nord del quartiere. È opportuno ricordare che la «Cmo», proprietaria di «MasperoTech», già operante nell’area e in fase di ampliamento secondo il Masterplan approvato dalla Giunta Pilotto, ha rapporti, seppur minimi, con il settore della Difesa.

Produzione e chiarimenti

Claudio Ongis, fondatore e amministratore delegato di «Cmo», ha spiegato la situazione: «Fatturiamo 130 milioni di euro all’anno, di cui solo lo 0,6% è associato alla difesa. Produciamo componenti in metalli non ferrosi per treni, automotive – tra cui pezzi per McLaren – e satelliti. Siamo registrati nel comparto difesa da 50 anni e realizziamo anche ponti mobili per la Protezione civile. I nostri prodotti possono avere diversi utilizzi, a seconda dell’uso che se ne fa».

Contraddizioni politiche?

La spiegazione di Ongis non ha completamente dissipato i dubbi. Michela Martinengo, cittadina attiva ed ex coordinatrice della Consulta, ha sollevato questioni di coerenza politica: «L’Amministrazione di Monza, che espone sul Municipio uno striscione contro il riarmo, può giustificare una situazione del genere? Non c’è una contraddizione?». L’assessora alla Partecipazione, Andreina Fumagalli, ha risposto: «Non vedo contraddizioni. La nostra produzione serve anche la protezione civile. Le armi possono essere utilizzate per offendere o per difendere. Mi avrebbe preoccupato se avessimo prodotto mine antiuomo (vietate dai trattati internazionali, ndr)».

Il Masterplan e le aree produttive

Lamperti ha difeso il senso dell’operazione: «Le aree di questo masterplan sono destinate alla produzione fin dal 1971. Un piano di lottizzazione del 2006 è rimasto in parte inattuato: l’Atm doveva costruirci un deposito per i bus, ma quel piano è ora scaduto». Ongis ha aggiunto: «La Cmo è stata fondata 40 anni fa, ha rilevato Maspero nel 2018, salvando cento posti di lavoro. È vero che i pezzi forgiati a Monza possono essere utilizzati anche in ambito difesa: siamo registrati nel comparto secondo le normative vigenti. La questione è sempre la stessa: con un coltello posso sbucciare la frutta o uccidere, dipende dall’uso che ne faccio». Il Masterplan prevede due lotti per la Cmo e altri due per Union Officine Meccaniche e Pal2000, per un totale di 45mila metri quadrati, di cui parte edificati e parte a verde. «A Sant’Albino ci sono interessi che riguardano l’intera comunità monzese, non solo il quartiere – ha concluso Lamperti – la città ha bisogno di aziende che creano lavoro e servizi, e pagano oneri di urbanizzazione, consentendo al Comune di investire in scuole, aree verdi e edifici pubblici. Sono contento di poter collaborare con attività produttive private per massimizzare i benefici per il settore pubblico».

Legami con Israele

Il collegamento della Masperotech con Israele è evidenziato a pagina 167 del volume II della «Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo sull’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento» della Camera dei Deputati, pubblicata a marzo e riguardante le operazioni del 2026. Si segnala una transazione di 336mila 101 euro legata a un’autorizzazione concessa nel 2022. Tre sono i pagamenti relativi alla medesima autorizzazione, ma non è possibile delineare i dettagli dell’operazione: nel documento governativo non viene specificato il tipo di materiale esportato da Masperotech verso Israele. Questo perché la relazione è suddivisa in più volumi e i rimandi tra di essi non sempre sono chiari. Il primo volume riepiloga le autorizzazioni di esportazione di armamenti, mentre il secondo elenca le transazioni autorizzate senza specificare la tipologia di materiale.

Dettagli della relazione

Nel volume I della relazione, «non è indicato il destinatario del materiale che ha ricevuto l’autorizzazione all’esportazione», ha sottolineato Carlo Tombola, cofondatore dell’osservatorio, che ha già evidenziato i rapporti commerciali della società di Monza con Israele. È presente, però, l’elenco dei materiali oggetto di contratto. Per Masperotech, le autorizzazioni ottenute nel 2025 ammontano a 1 milione 527mila 041 euro, riguardanti componenti per veicoli militari terrestri, carri armati, sottomarini e materiali in rame per munizioni da guerra. Nel volume II, invece, sono riportati i paesi destinatari delle autorizzazioni senza specificare il materiale venduto. Nel dossier di quest’anno, Masperotech figura in un’unica operazione da 336mila euro legata a un’autorizzazione concessa nel 2022, come evidenziato dagli analisti di The Weapon Watch, ma senza dettagli sulla natura della merce. Riguardo all’espansione dell’azienda a Sant’Albino, Carlo Tombola esorta l’Amministrazione alla cautela: «L’ente locale, di fronte a un’azienda che fattura milioni e che ha ricevuto pagamenti attribuibili a Israele, dovrebbe optare per un dibattito pubblico».