Il primo testamento
Nel 2011, la donna aveva redatto un testamento dettagliato, depositato presso un notaio di fiducia a Giussano. Alla sua morte, le sue ultime volontà sono state rese note, destinando la sua abitazione di via Trieste e una parte consistente del suo patrimonio liquido, circa 570 mila euro, ai monaci benedettini. I nipoti, figli della sorella, avevano ricevuto solo piccole somme.
Il tentativo dei nipoti
La situazione si è complicata quando i nipoti hanno rifiutato i lasciti previsti dal primo testamento, sostenendo che esistesse un secondo documento, datato 2017 e emerso solo nel 2022. Questo nuovo testamento avrebbe escluso il monastero, lasciando tutti i beni ai figli della sorella.
La disputa è approdata al Tribunale civile di Monza, dove è stata avviata un’analisi approfondita dei due atti testamentari. Recentemente, la giudice Claudia Maria Bonomi ha emesso la sentenza di primo grado, dichiarando il testamento del 2017 falso.
“Il testamento olografo del 21 novembre 2017 è apocrifo – si legge nella sentenza – nel grado di certezza tecnica e realizzato mediante imitazione per trasparenza del testamento comparativo del 2011”.
Gli atti sono stati trasmessi alla Procura, che dovrà accertare eventuali responsabilità penali e identificare chi ha materialmente falsificato il documento. Se emergesse un coinvolgimento dei nipoti, potrebbe configurarsi il caso di “indegnità a ereditare”, comportando la possibile perdita anche dei lasciti previsti dal testamento autentico.