Chiusura inaspettata

Centro estetico chiude senza preavviso: «Licenziate all’improvviso, clienti in rivolta»

Le sei dipendenti del salone di viale Martiri della Libertà raccontano l'amarezza dopo la chiusura avvenuta sabato, dopo sedici anni di attività.

Centro estetico chiude senza preavviso: «Licenziate all’improvviso, clienti in rivolta»

Le sei dipendenti del centro estetico e parrucchiere «Invidia» si sono trovate senza lavoro da un giorno all’altro. Oltre alla perdita del posto, sono state costrette a gestire un’ondata di richieste di rimborso da parte di numerosi clienti. La situazione che stanno affrontando è estremamente difficile, dopo la chiusura del salone, avvenuta sabato 20 giugno, in viale Martiri della Libertà a Lissone, dove era attivo dal 2010.

La chiusura inaspettata

«Due giorni prima, giovedì, i titolari, una srl legata a un’agenzia di servizi di Sesto San Giovanni, ci hanno convocato per una riunione – raccontano le sorelle Mari e Sabrina Arena, insieme alle colleghe Antonia, Giusy, Nawel, Nausica e Aurora. Ci aspettavamo qualsiasi cosa, ma non l’annuncio che il salone avrebbe chiuso per sempre il 27 giugno».
La spiegazione fornita è stata un bilancio negativo, ma per le dipendenti è difficile da credere: «Le clienti non sono mai mancate, anzi, avevamo lavoro certo fino all’autunno. Solo una settimana prima erano stati effettuati ordini significativi di prodotti; come potevamo immaginare una chiusura imminente?».
Il giorno dopo, insieme alle lettere di licenziamento, è stata comunicata la chiusura ai clienti, scatenando una reazione imprevedibile.

Clienti infuriati

«È stato un via vai di persone, molte arrabbiate per i pacchetti di trattamenti già acquistati e non ancora usufruiti».
Alcuni clienti hanno superato i limiti, costringendo le estetiste e le parrucchiere a richiedere l’intervento dei carabinieri.
«Continuare a lavorare in quelle condizioni era impensabile. Venerdì sera abbiamo ottenuto dalla proprietà l’esonero dal lavoro e da quel momento non abbiamo più potuto entrare nel salone».
In aggiunta al colpo del licenziamento, c’è anche il sospetto alimentato dai social, poiché molti credono che Mari e Sabrina siano le titolari di «Invidia», avendo aperto il centro nel 2000. «Tuttavia, nel 2017 ho venduto il salone e da allora lavoro come dipendente, così come mia sorella», chiarisce Mari. «Il danno all’immagine è evidente: molte clienti associano il nostro nome a comportamenti ritenuti ingannevoli», afferma l’avvocato Danilo Delia, che sta seguendo la questione.

«Abbiamo investito tutto nel negozio»

Negli ultimi giorni, la direzione di «Invidia» ha cercato di calmare le acque, inviando rassicurazioni via messaggio ai clienti con pacchetti di trattamenti in corso di validità riguardo ai rimborsi. Abbiamo tentato di contattare la direzione, ma i numeri di telefono forniti erano inattivi.
«Abbiamo dato l’anima per il negozio e i commenti dei clienti nel tempo ne sono la prova – concludono le dipendenti – Se fosse dipeso da noi, non avremmo mai deciso di chiudere all’improvviso. Questo non rispecchia la nostra etica del lavoro e mai lo farà».