La battaglia contro il “pezzotto”, strumenti illegali per accedere ai contenuti televisivi a pagamento, ha iniziato a dare i suoi frutti. La Lega Calcio ha inviato in Brianza le prime lettere di richiesta di risarcimento danni.
Le lettere di risarcimento
La pratica illegale del “pezzotto” ha colpito anche la Brianza. Quattordici brianzoli hanno ricevuto lettere dallo Studio legale della Lega Calcio, aventi come oggetto la “richiesta di risarcimento danni”. Le lettere sono state indirizzate a cinque residenti di Lissone, due di Cavenago Brianza, e i restanti a Seveso, Carate Brianza, Brugherio, Cesano Maderno, Giussano, Triuggio e Concorezzo.
La Lega Calcio Serie A accusa questi brianzoli di aver violato i diritti di trasmissione attraverso l’acquisto di servizi di ritrasmissione delle competizioni. Di conseguenza, oltre alla multa emessa dalla Guardia di Finanza, si richiede un ulteriore pagamento di 1.000 euro, definito “a fini meramente conciliativi” e significativamente inferiore ai danni subiti dalla Lega. Questo importo serve a chiudere la posizione senza dover ricorrere a vie legali e prevede la firma di un impegno a non ripetere comportamenti illeciti in futuro.
Il ruolo di Agcom nella lotta alla pirateria
La lotta per la legalità ha visto l’Agcom in prima linea nella difesa del diritto d’autore, imponendo la disabilitazione di siti che violano le normative e attuando regolamenti anti-pirateria, ordinando a compagnie telefoniche e provider di disattivare i servizi coinvolti.
«Queste misure, anche se a prima vista possono sembrare paradossali, sono adottate a tutela degli stessi utenti, che spesso non sono consapevoli di fornire i propri dati, comprese le informazioni delle carte di credito, alle organizzazioni criminali che gestiscono questi servizi – ha commentato il commissario Massimiliano Capitanio – Si tratta di misure di garanzia per la filiera del diritto d’autore, sia in ambito sportivo che cinematografico».
I numeri legati a questa problematica sono allarmanti.
«Quello che può sembrare un comportamento isolato è, in realtà, un problema che costa al Paese miliardi di euro e porta via decine di migliaia di posti di lavoro ogni anno, come dimostrano gli studi di ricerca – ha aggiunto – Le organizzazioni criminali che offrono questi servizi affermano di proteggere i dati degli utenti, ma queste operazioni dimostrano il contrario. Lo Stato può scoprire queste situazioni, ma non sempre accade. Dopo anni di interventi contro i rivenditori, ora si è passati a educare l’utente finale».
