Serata di memoria

Il ricordo di Giulio diventa un simbolo di speranza per i giovani in difficoltà

Un evento toccante a Palazzo Terragni per onorare il ventunenne che ha scelto di togliersi la vita

Il ricordo di Giulio diventa un simbolo di speranza per i giovani in difficoltà

Con uno sguardo fisso sul foglio e una voce decisa, Mario, il padre di Giulio, ha dimostrato che il dolore, anche quello più profondo, non può essere repressa. Occorre affrontarlo e parlarne apertamente. Ha pronunciato con coraggio le parole «mio figlio si è suicidato», una confessione straziante per un genitore, ma necessaria affinché possa trasformarsi in un messaggio di speranza.
Mercoledì scorso, a Lissone, Palazzo Terragni ha accolto un pubblico numeroso per ricordare Giulio Cerbone, che avrebbe compiuto ventidue anni se non fosse stato per la tragica decisione di togliersi la vita il 30 giugno dello scorso anno, gettandosi sotto un treno alla stazione di Monza.

Un tributo alla memoria

Le poltrone rosse erano tutte occupate e sono state aggiunte ulteriori sedie per accogliere le molte persone presenti, unite per rendere omaggio a Giulio. Il giovane trovava il suo posto nei teatri come il Terragni, spazi che lo facevano sentire al sicuro. L’assessore alla Cultura, Elisa Belloni, ha aperto l’evento, sottolineando l’importanza dell’iniziativa, patrocinata dal Comune di Lissone. Le sue parole hanno trovato consenso tra i partecipanti.
Anita, cugina di Giulio, ha ricordato la sua passione per il cinema e il teatro, che lo aiutavano a tenere lontani «i fantasmi». Ha condiviso la sua promessa di «fare qualcosa» per chi, come lui, vive quotidianamente con il dolore mentale. Questa promessa si è concretizzata mercoledì attraverso poesie e testi recitati dagli amici del Teatro dell’Elica e del Teatro della Zucca, di cui Giulio era un talentuoso membro. Gli interventi di esperti della salute mentale, moderati dalla psicologa Elena Faini, direttrice dell’Iacp (Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona) di Milano, hanno arricchito la serata. Sullo sfondo, un ritratto di Giulio con lo sguardo rivolto al mare.

Trasformare il dolore in amore

Le parole sono fondamentali per «vivere il dolore» e «trasformarlo in amore». In una società «algofobica», come l’ha definita Rosalba Bavetta, coordinatrice del Centro psicopedagogico Borgocometa di Monza, il dolore è spesso visto con timore. Il «divieto di essere fragili» non elimina il dolore, anzi, lo amplifica. I giovani hanno bisogno di spazi per riconnettersi con la propria umanità, come evidenziato dalla professoressa Sonia Bertolino dell’Università di Torino. Anche gli adulti possono trovare sostegno in Asvap Monza, rappresentata mercoledì dalla volontaria Martina Cazzaniga, che offre un aiuto fondamentale.
Mario ha concluso la serata leggendo le parole del nonno di Giulio, che ha affermato che il dolore per la sua morte si «è trasformato in amore». Un video finale ha mostrato immagini di un Giulio sorridente sui palchi teatrali, accompagnato dalla canzone «I mostri che abbiamo dentro» di Giorgio Gaber, mentre risuonava il suo saluto consueto: «buon pomeriggio, buona serata e buona notte».

La borsa lavoro in memoria di Giulio

Nel 2025, Giulio aveva svolto il servizio civile presso la cooperativa Meta onlus di Monza. Riccardo Silano, responsabile comunicazione della cooperativa, ha ricordato il segno indelebile lasciato dal giovane, non solo per le sue azioni, ma anche per il suo modo di essere. Era conosciuto come «maestro Giulio» dai bambini della scuola primaria, grazie alla sua capacità di prendersi cura di loro con delicatezza e sincerità.
Silano ha proposto di onorare Giulio attraverso una borsa lavoro a suo nome, destinata a giovani tra i 18 e i 25 anni in fase di blocco o disorientamento. «Crediamo che il modo più vero per ricordarlo sia generare del bene, con un gesto concreto», ha spiegato la presidente di Meta. Il programma prevede un tirocinio formativo di tre mesi, con il supporto di un professionista e un monitoraggio costante per aiutare i partecipanti a ritrovare un futuro possibile, anche nei momenti più difficili.