Il riscatto nello studio

“Le parole di mio padre mi hanno dato forza”: Amaka ha superato la tratta e ora aiuta gli altri

Costretta a prostituirsi dopo una falsa promessa di lavoro, oggi è laureata e mediatrice culturale.

“Le parole di mio padre mi hanno dato forza”: Amaka ha superato la tratta e ora aiuta gli altri

Le parole del padre sono state il suo faro nella fuga dalla schiavitù della strada: «Sii sempre te stessa» e «Nessuna conoscenza è uno spreco», ripeteva. Oggi Amaka Ethel Nwokorie riflette sull’importanza di dare valore alla conoscenza.

“Le parole di mio padre mi hanno dato forza”

Amaka Ethel Nwokorie è oggi una mediatrice culturale e scrittrice, residente a Lissone. La sua drammatica esperienza, vissuta trent’anni fa quando aveva solo venti anni, è diventata un libro intitolato «Le parole di mio padre», un tributo a ciò che le ha dato il coraggio di affrontare anche i momenti più bui. Con voce tremante per la commozione, ricorda il suo arrivo in Italia, spinta dalla cugina con la promessa di un lavoro che si è rivelata un inganno: «Un tradimento», lo definisce. La migrazione, per lei, è stata un trauma: «Ricordo come se fosse ieri il mio arrivo in Italia. Il giorno prima ero in Nigeria con mio padre, il giorno dopo mi trovavo a Torino e poi ad Abbiategrasso, senza passaporto, che mi fu subito sottratto».

La strada

Il lavoro promesso non le fu subito svelato. Fidandosi della cugina, si trovò il giorno dopo in un luogo desolato, «solo campi e strada». Quando scoprì la verità, «il mio corpo era congelato, come se non fossi lì. Pochi giorni prima ero una studentessa, ora mi trovavo in un paese straniero, senza documenti e costretta a prostituirmi. In un attimo, i miei sogni si sono frantumati».

Amaka ha superato la tratta e ora aiuta gli altri

In quel momento, le parole del padre risuonarono nella sua mente: «Sii te stessa». Amaka si rese conto che non poteva accettare ciò che le veniva imposto, ma opporsi significava rischiare la vita. Per lei, l’italiano era la lingua dell’inganno. Quando si presentò l’opportunità di fuggire, non esitò. Un ciclista le scrisse la parola “Polizia” su un biglietto del treno. Tuttavia, un uomo che prometteva aiuto si rivelò un altro traditore. La sua salvezza arrivò grazie a una donna tedesca, che, vedendola piangere a bordo strada, decise di aiutarla portandola in un istituto di suore a Milano. «È così che mi sono salvata. A un certo punto, anche le lacrime sono svanite».

Il riscatto attraverso lo studio

Dopo aver ottenuto la libertà, Amaka iniziò a studiare l’italiano, persino Dante, e a seguire corsi che la portarono a conseguire una laurea in Marketing e Comunicazione. La sua esperienza ora è al servizio di chi, come lei, affronta le difficoltà dell’immigrazione: «So quanto sia difficile per chi arriva senza lingua e riferimenti, così ho deciso di diventare mediatrice culturale». Attualmente, lavora negli ospedali, in particolare al centro di ascolto del San Paolo di Milano, dove offre supporto a mamme e bambini, e presso il Niguarda, nell’ambito della psicologia.