Fino a pochi mesi fa, la bambina era costretta a rimanere sdraiata. Oggi, invece, si alza in piedi, tenta di camminare e, occasionalmente, fa i capricci. Questo è il nuovo capitolo della sua vita, dopo il complesso intervento di separazione eseguito all’IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza. Attualmente, la piccola sta proseguendo il suo percorso di recupero presso La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, dove è stata trasferita a settembre.
Una storia straordinaria
Dietro i suoi progressi si nasconde una vicenda eccezionale. Le gemelline, provenienti dal Senegal, erano unite in una rara configurazione nota come craniopago verticale. Il loro caso è stato gestito grazie al supporto della rete coordinata da Smile House Fondazione e dal contributo di Mohamed Dieng, un benefattore che ha deciso di intervenire dopo aver appreso della loro situazione sui social media.
I medici hanno dedicato mesi a studi approfonditi: hanno creato modelli virtuali, simulazioni avanzate e realizzato oltre 40 modelli fisici per pianificare un intervento senza precedenti. Questo lavoro multidisciplinare ha coinvolto circa 300 professionisti e ha incluso due procedure preparatorie già alla fine del 2024.
Il tanto atteso intervento si è svolto nel giugno 2025, richiedendo ben quaranta ore in sala operatoria. Tuttavia, durante l’operazione, la gemella più fragile ha subito un arresto cardiaco. Nonostante i tentativi di rianimazione durati oltre un’ora, non è riuscita a sopravvivere, trasformando l’intervento programmato in una corsa contro il tempo per salvare l’altra bambina.
“Abbiamo operato una bambina viva mentre accanto c’era la sorella ormai senza vita. In sala operatoria ci passavano gli strumenti piangendo”, ha raccontato il professor Carlo Giussani, Direttore S.C. Neurochirurgia dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori.
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I progressi della bambina
Questa difficile decisione ha permesso di salvare la gemella sopravvissuta, che oggi mostra segni tangibili di miglioramento.
“Mi sono commossa quando ha fatto un capriccio: una cosa normale, ma per lei era un traguardo enorme – racconta Sandra Strazzer, responsabile dell’Area Neurofisiatrica dell’IRCCS Medea – Quando è arrivata, era molto spaventata, quasi invisibile.”
La bambina ha cominciato a pronunciare le sue prime parole, comprende le istruzioni e sta cercando di interagire con gli altri. Soprattutto, è in grado di muoversi.
“Si alza in piedi e, sostenuta, riesce a camminare. Il percorso è lento e progressivo, ma siamo molto soddisfatti.”
Rispetto a pochi mesi fa, quando non aveva autonomia e non sviluppava il linguaggio, il cambiamento è radicale. La riabilitazione proseguirà almeno fino a luglio, ma ogni piccolo progresso rappresenta un passo verso una nuova vita.
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